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Stephan Micus
Snow ECM - 2063 - 2008 |
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Stephan Micus: douss’n gouni, duduk, maung, gongs, tibetan cymbalis, nay charango, bavarian zither, sinding, steel-strings guitar, ducimer, voce
Cittadino di un universo sempre più distante dagli oggetti materiali, dal consumismo globale che il mondo inghiotte, Stephan Micus torna a raccontarci le sue storie ricche di pathos e infinita magia cosmica. Ogni sussulto dell’anima, ogni soffio del proprio sentimento interiore viene trasformato da Micus in una musica “religiosa”, carica di sacralità, carismatica e senza tempo. Difficile descrivere in poche righe il canto che, ora ombroso, in altri momenti volatile e mutevole il cinquantacinquenne polistrumentista tedesco dipana dal proprio humus compositivo per poi divenire suono concreto e inscindibile. Maestro della sovraincisione, Micus tesse le fila di un mastodontico parco di emozioni. Queste si stagliano purissime di una sostanza indefinibile nella quale si incrociano e si sfiorano tra loro paesi distanti e remoti. Il duduk armeno, il sinding africano, lo zither bavarese, la charango andina, il flauto nay egiziano. E inoltre i suoi canti, la sua voce profonda e magmatica moltiplicata per undici, per quindici o ventidue volte. Voce che non è solo emozione corale che riemerge da se stessa ma assoluta aggiunzione di istinto ma anche di studio della materia sonora. Sono blues, nenie e cantilene che si stagliano naturali nel cielo, tappeti ondosi che solcano il mare notturno, avvolgenti salmi di arcangeli eterni. L’antica saggezza del vivere è in questo Snow raccontata in una minimale versificazione interiore grazie a taluni preziosissimi quadretti dove il respiro diviene delicata armonia e il colore si trasforma infine in un suono dai mille esseri che cantano. Una musica sospesa nel vuoto che aleggia nell’aria come sublimazione ultima di quel canto.