| Dino Saluzzi Senderos ECM, 1845, 2005 Distribuzione Ducale |
|
Prodotto da Manfred Eicher
Registrato nel novembre 2002
nei Rainbow Studio, Oslo
Ingegnere: Jan Erik Kongshaug
Foto: Juan Hitters, Roberto Masotti
Design: Sascha Kleis
Dino Saluzzi: bandoneon - Jon Christensen: percussioni
Nato a Campo Santo, piccolo villaggio argentino della provincia di Salta (situato nel nord della Cordigliera delle Ande), il 20 maggio del 1935, Dino Saluzzi è oggi unanimamente considerato uno dei più validi innovatori del bandoneon moderno.
Sue sono tra le più belle incisioni pubblicate dal 1982 ad oggi all’interno del ricco catalogo ECM. Dischi come “Kultrum”, “Once Upon A Time: Far Away In The South”, oppure lavori indimenticabili come “Volver”, inciso insieme a Enrico Rava, ed altre incisioni di splendente fattura (citiamo “Andina”, “Mojotoro” e “Responsorium”), indicano le suggestioni naturali ed epidermiche di un musicista sempre attento alla sensazioni del mistero e dell’immaginario.
La profondità elettiva del suo tocco, la sensibilità umana del suo tratto compositivo, collocano Saluzzi in una sorta di gabbia sonora dove cultura e leggenda sudamericana si coniugano con il ricco appeal di uno strumentista sempre attento allo spessore dei propri movimenti narrativi, decifrati in una raffinata coerenza per la melodia - pur tuttavia poliedrica - eppure costantemente originale.
Non si distacca da tali dettami il nuovo progetto di Saluzzi intitolato “Senderos”.
A due anni di distanza da un capolavoro come “Responsorium” (inciso in trio assieme al figlio Josè Maria, chitarrista, e al celebre contrabbassista Palle Danielsson), difficile era eguagliare un disco come quello, ricco di riflessioni e incantamenti, sorvegliato in ogni traccia da un tessuto espressivo senza pari.
Saluzzi ci riesce ugualmente spostando il tiro con altri dialoghi e altre voci. Quelle sferiche e umorali di un drummer come Jon Christiansen, abituato a sfide similari nella loro assoluta libertà. Dotato di una fervida inventiva, di un tocco brillante e soprattutto di una musicalità posta in costante dialettica col leader, il batterista di Oslo (in questo caso anche squisito percussionista), crea un terreno articolato dove l’incontro con Saluzzi è suggerimento, apertura, invenzione.
Vientos è ad esempio composizione irascibile, lontana, burrascosa. Di contro Imagines rispecchia fedelmente l’intera anima nostalgica del musicista andino, il quale naviga nel disco con un poker solitario completatato dalle struggenti e intimiste Alla!… En Los Montes Dormidos, dalla introspettiva e drammatica Fantasia e dalla dolicissima, conclusiva ninna nanna di Eternidades – Loca Bohemia.
Tra gli episodi di fervido prodigio inscenati dal duo, che si muove con inaspettata ironia e spumeggiante giocosità, segnaliamo inoltre la lunghissima e frastagliata Formas, le commuoventi immagini di Todos Los Requerdos, il concitato tango di Detras De Las Rejas…!.
È insomma, un lavoro lungo quello di Saluzzi. Settantanove minuti di musica dalla struttura complessa ma fervida di visioni e di sfavillanti contrappunti, austera ma aperta allo sbocciare di rivoli che scuotono il mare, che s’interrompono e che si distanziano per poi nuovamente ricongiungersi. Bravo - e talvolta discreto - è dunque Chrstensen, coi suoi piatti cristallini ad amplificare lo spettacolo, il tuono magmatico e linee di fuga, ora assecondando il bandoneonista, altre volte sfuggendo dal comodo riparo per (ri)mettersi in gioco e con lui capitolare.
Dischi del genere sono una delizia per le orecchie e appartengono di diritto tra al club delle più ingegnose e riuscite incisioni (non solo di casa ECM), di questi ultimi anni.
DINO SALUZZI: DISCOGRAFIA SU ECM
- Kultrum (1982, ECM 1251)
- Once Upon A Time: Far Away In The South (1985, ECM 1309)
- Volver (1986, ECM 1343, a nome di Enrico Rava/Dino Saluzzi Quintet)
- Andina (1988, ECM 1375)
- Mojotoro (1991, ECM 1447) Cité de la Musique (1996, ECM 1616)
- Kultrum (1998, ECM New Series 1638, a nome di Dino Saluzzi/Rosamunde Quartet)
- Responsorium (2003, ECM 1816)
- Senderos (2005, ECM 1845)