Keith Jarrett
Radiance
ECM 1960/61, 2CD, 2005
Distribuzione Ducale
 



Keith Jarrett: pianoforte

Giunto al suo sessantesimo compleanno, avvenuto l’8 maggio scorso, esce nella medesima data in contemporanea mondiale, il nuovo lavoro di Keith Jarrett.
Un doppio cd dal vivo interamente in piano solo, dai risvolti ancora tutti da analizzare, dalle emozioni da scoprire, dalle complesse musiche da centellinare nota dopo nota.

Molteplici e variegati sono innanzitutto i punti di riferimento di questo “Radiance” ad altre incisioni storiche del pianista di Allentown.
Il nostro non incideva un disco in piano solo da “The Melody At Night, With You” (1999), mentre, riferendoci invece alla produzione di materiale originale, non presentava discograficamente una sua opera priva dei celebri standard sin dai tempi de “La Scala” (1997).
Il presente disco è poi una sorta di (auto)celebrazione riguardante il centocinquantesimo concerto tenuto dal pianista in Giappone, ed esattamente a Tokio, svoltosi all’interno dei tour dello scorso 2002.

Le prime 13 tracce appartengono però al concerto tenutosi ad Osaka il 27 ottobre di quell’anno, cui Jarrett trattiene una poderosa selezione priva dalle parti secondo lui meno soddisfacenti. L’altra sezione abbraccia invece le tracce che vanno dalla 14 alla 17, tratte appunto dal concerto di Tokyo cui si accennava, di appena tre giorni dopo.
Ovviamente è d’obbligo tornare indietro ai fasti di “Sun Bear Concert” per comprendere quanto fosse impellente e necessaria la voglia da parte del pianista di tornare a quella celebre formula. Difatti sulle note di copertina di “Radiance”, Jarrett spiega all’ascoltatore che il progetto iniziale dei due concerti presenti era destinato ad uno sviluppo integrale delle sue concezioni esecutive, come in una sorta di lunga e discorsiva suite. Il pubblico, non recependo e quindi trasgredendo tali indicazioni, di tanto in tanto applaudiva alle folgoranti intuizioni del pianista, sia che si trattasse di brani brevissimi - addirittura meno di due minuti - sia riguardasse lunghe escursioni pianistiche cui Jarrett in solo da tempo non ci abituava.

Passando decisamente alla musica, giusto è rivangare gli amori accademici del pianista che da sempre ha dichiarato la sua passione per Šostackovič (splendido è immancabile è il doppio cd del 1992 intitolato “24 Preluds And Fugues Op. 87”) o per Paul Hindemith che, insieme ai lavori come quelli dedicati alle musiche di Gorge Ivanovitch Gurdjieff (“Sacred Hymns”, 1980), Peggy Glanville-Hics (“Etruscan Concerto” 1991), Lou Harrison (“Piano Concerto – Suite For Violin, Piano And Small Orchestra”, New World Record 1988) nonché quelle apparse sul celebre “Tabula Rasa” di Arvo Pärt (1984), rappresentano una disgressione “contemporanea” rispetto al complesso mondo classico che Jarrett all’interno della New Series aveva a suo tempo abbracciato con la triade Händel/Mozart/Bach.

Detto questo, le tracce, soltanto numerate e non titolate, potrebbero idealmente suddividersi in tre tronconi:
  • Musica contemporanea e improvvisata, libera da schematizzazioni formali, fortemente eloquente e vistosamente intrisa di assoluta drammaticità espressiva (tracce 1, 2, 4, 5, 7, 11, e 14);
  • Musica romantica, estremamente vicina alle concezioni di “The Melody At Night, With You”, o a talune contabilità espressive di “canzoni pop” (tracce 3, 6 e 8, con la 15, amorfa e un po’ noiosetta, per finire poi con la 13 e la 16);
  • Musica di consueto stampo jarrettiano (la traccia 10 è pervasa da dolce decadenza e lunare bellezza, la 11 ci riporta invece all’amore per Ornette e al vecchio periodo Atlantic), o comprendente famigerati orientalisti, talvolta baroccheggianti, mossi da uno spasmodico incedere modale (tracce 2, 12).
A tutto questo vi è da aggiungere ben poco. Jarrett ritorna finalmente a regalarci magia intuitiva e sanguinaria attrazione verso una musica colta e ricca di spunti che rileggono un passato che fonda le sue radici nel primo Novecento, concedendoci nel contempo momenti di altissimo pianismo interpretativo e laboriosa concettualità di fondo. Un disco da amare quindi, e soprattutto da studiare attentamente per comprendere dove e in che modo il pianista di Allentown voglia imbattersi, ora che “riapre” (forse) quest’altra ennesima e probabilmente decisiva fase della sua carriera.

Gianmichele Taormina - Jazz Convention year 2005