Norma Winstone
Distance
ECM, 2028, 2008
 



Norma Winstone: voce
Glauco Venier: pianoforte
Klaus Gesing: clarinetto basso, sax soprano

Ad un tempo e in un luogo stabilito, come fosse necessario fissare una precisa distanza cronologica (ventidue anni dall’incisione di “Somewhere Called Home”) ed un’altra bislaccamente geografica (a pochi chilometri da Udine), Norma Winstone ci invia una "lettera in forma di cd". L’artista ci comunica che è ancora quella grande e carezzevole vocalist di sempre. Quella dei bei tempi degli Azimuth, musa ispiratrice di sublimi entità artistiche come Kenny Wheeler e John Taylor, Jimmy Rowles e Fred Hersch. Da una decina d’anni confortata dalla presenza di un "enorme" pianista come Glauco Venier e dall’indubbia qualità di un sassofonista austriaco quale Klaus Gesing, la Winstone dà seguito col medesimo trio al notevole Chamber Music, incisione risalente al 2003 da noi poco nota poiché mai distribuita in Italia e conosciuta solo dai fans più incalliti della sessantasettenne cantante londinese.
La lettera si apre con le docili atmosfere di Distance, meravigliosa composizione del pianista friulano che, quasi con dolenza mistica, evoca immensa magia e nostalgica tristezza. Quasi un racconto per immagini che la vocalist espone da grande consumata storyteller.
Con medesima matrice sommessa ed incantevole segue l’intimista carezza di Every Time We Say Goodbye assolutamente da brivido. Altra cover stavolta saccheggiata dal versante pop è la meravigliosa Here Comes The Flood firmata da Peter Gabriel. Quasi un sussurro dell’anima quando entra il clarinetto basso di Gesing e i lievi appunti fatti di grappoli di note provenienti dalle mani di Glauco Venier. Una canzone che assume un sapore antico nella sua profonda introspezione emotiva. Ultima composizione non originale presente nel disco è Ciant. Rimaneggiamento della Petite Overture á Danser di Erik Satie, la versione è accompagnata dalle liriche di Pier Paolo Pasolini presenti ne Il Canto delle Campane con testo originale in friulano e in inglese, quest’ultimo tradotto a suo tempo da Lawrence Ferlinghetti, vate della beat generation.
Dopo il bel siparietto vocalizzato di Gorizia, altre tre tracce dal corposo binomio testo/musica completano un disco accogliente e confidenziale. Si tratta di Giant’s Gentle Stride (composta da Gesing), The Mermaid (di Venier), e Remembering The Start Of A New Ending Story firmata dal pianista tedesco Hubert Nuss. In esse ci sembra tornare a respirare le arie, gli odori e le ispirazioni care ai suoni e ai colori degli Azimuth, con i tre che si amalgamano alla perfezione a sublimare un canto, una happoiness, una profondità di contenuti davvero rara e difficilmente ripetibile.

Gianmichele Taormina - Jazz Convention year 2008