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| Charles Lloyd Quartet Rabo De Nube ECM - 2053 - 2008 |
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Charles Lloyd: sax tenore, flauto alto, taragato
Jason Moran: pianoforte
Reuben Rogers: contrabbasso
Eric Harland: batteria
Libertà semantica e stupefacente bellezza compositiva sono i tratti distintivi che caratterizzano da sempre il gesto artistico di Charles Lloyd. Agile sassofonista dall’eredità coltraneana, Lloyd ha nel tempo recuperato indubbio spessore espressivo dopo l’oscuro "decennio sabbatico" costituito da dischi non irresistibili ed esauritosi tra il 1975 e la metà degli anni Ottanta. Se le incisioni di carattere ascetico/spirituale realizzate con e per l’amico Billy Higgins avevano impresso una direzione rivelatrice di aromatiche romanticità (forse inquiete nella loro magniloquente dolenza), in questo Rabo De Nube - disco live di assoluta scintillante caratura - il settantenne sassofonista di Memphis racconta con decise pennellate, quasi documentaristiche, quel che resta delle proprie impareggiabili vertigini. Una composizione come Booker’s Garden (nella quale Lloyd si cimenta in elevazione al flauto), potrebbe ad esempio essere assai rappresentativa della completezza di un musicista oramai appartenente di diritto all’olimpo dei "grandi" del jazz contemporaneo. Agilità e ricchezza nel disegno, espansioni tematiche dai risvolti imprevedibili, costante proiezione nell’allargamento dell’interplay sempre "aperto" ai propri partner, completano un quadro quantomai omogeneo e longilineo nella misura del canto e della sorprendente dissonanza. Pur tornado verso climi già battuti come nella tempestosa religiosità di Ramanujan, qui è infine la natura selvaggia a vincere: la voce antica del leggendario targato, il pianismo esaustivo di Jason Moran (nulla da invidiare a colleghi come Geri Allen e Brad Mehldau per freschezza e determinazione), le spezziate percussioni di un mattatore impareggiabile come Eric Harland (si ascoltino i magnifici break e vamps in Sweet Georgia Bright e Prometheus). Nondimeno un contrabbassista del calibro di Reuben Rogers completa una formazione coesa per linguaggio, spazialità e contrasti. L’archettato di quest’ultimo proprio in Prometheus (lunga composizione che apre il lavoro registrato al teatro di Basilea nell’aprile del 2007), raggiunge altissimi vertici di saggezza strumentale. Dopo un recitato meditativo il pezzo si apre ad imprevedibili soluzioni dove il lisergico intervento del leader crea un voicing drammatico e potente. Un’avventura spezzata dall’introspettivo e profondo intervento di Moran. Lo stesso pianista è co-protagonista con Lloyd di La Colline De Monk, breve episodio di moderrno rag time con citazione finale di Epistrophy. Travolgente e sanguigno segue il blues di Migration Of Spirit, composizione tendenzialmente fulgida nell’asse perseguito da Coltrane. Esemplare infine la cantabilità eloquente e raffinata nella cover di Rabo De Nube (la coda della nuvola), canzone risalente al 1979 firmato da Silvio Rodriguez (celebre cantautore della protesta cubana nonchè principale esponente della nueva trova), "scoperto" e ben saccheggiato nel linguaggio jazz dal pianista Bobo Stenson (per molti anni proprio al fianco in diverse formazioni di Lloyd).