Armando Calabrese - Why Not? PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Giovedì 28 Maggio 2015 00:00


Armando Calabrese - Why Not?

Dodicilune Dischi - Ed338 - 2015

Armando Calabrese: pianoforte


Un pianoforte, sette tra i brani più amati del repertorio jazzistico, un approccio schietto, senza infingimenti, ricco di trasporto e privo di qualunque intenzione di porsi al di sopra dei brani, con interventi fuori luogo. Al contrario: Calabrese si mette con gusto al servizio di temi immortali, resi celebri da una quantità enorme di interpretazioni, e aggiunge il suo contributo ad una storia ormai lunga, quasi secolare in alcuni casi.
Bouncing with Bud, Stella by starlight, Misty, All the things you are, Like a brightness point, Someday my prince will come e I loves you Porgy sono stati utili nel corso della storia del jazz per stabilire la grammatica del linguaggio e operare rivoluzioni, per affermare le stelle di celebri interpreti e consolidare la comunità dei musicisti intorno alla loro funzione di standard e, quindi, di vocabolario comune. L'operazione proposta da Calabrese attraverso la sua interpretazione è spiegata, in modo davvero preciso, dal titolo. La domanda viene risolta nota dopo nota da una esecuzione sempre avvincente e tale da rendere evidente come sia possibile e del tutto appropriato suonare quei brani senza doverli rivoluzionare a tutti i costi, senza doverli stravolgere, ma semplicemente usarli per raccontare stati d'animo. Perché no, appunto: perché non goderne e lasciarsi portare dalle melodie verso l'esplorazione delle proprie emozioni.
Come è ovvio, una lettura jazzistica non è asettica, non vuole esserlo e, forse, non può per sua stessa definizione. E Calabrese si muove con naturalezza all'interno dei brani, facendo trasparire il proprio stile e le sue intenzioni pianistiche: gioca con i brani, apre spazi utili per le improvvisazioni e, senza tradire la sostanza e la storia dei temi, apporta la sua personalità e la sua idea di piano solo, una concezione, ancora una volta, ben radicata nella tradizione, ma capace di non rimanere sterilmente ferma sugli assunti di partenza.
E il "perché no" del titolo diventa una volta di più efficace a spiegare il lavoro fatto da Calabrese, nei quasi quaranta minuti del disco. Senza cercare rivoluzioni o personalismi, perché non provare a raccontare - o a raccontarsi - attraverso temi celeberrimi e condivisi? E la risposta è semplice e diretta ed è in un'interpretazione che, sin dalle prime frasi, senza forzature o dimostrazioni pirotecniche, conquista l'attenzione dell'ascoltatore.

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