Enzo Carniel - Erosions PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Mercoledì 17 Giugno 2015 00:00


Enzo Carniel - Erosions

NoMadMusic - NMM015 - 2015

Enzo Carniel: pianoforte


Il confine tra improvvisazione e composizione è sempre più indefinibile, ha subito una serie di erosioni negli ultimi decenni: questa condizione permette al musicista di oggi di andare alla ricerca del suono puro e dell'espressione profonda di sé. L'assunto che conclude la nota allegata da Enzo Carniel ad Erosions, appunto, rivela il filo logico del lavoro del giovane pianista francese: lo sviluppo del disco, infatti, è in una dimensione meditata, intima e riflessiva che permette di fondere e far incontrare ancor meglio le linee tracciate dalla scrittura e le scelte motivate dall'estro del momento.
Erosions diventa così una suite unitaria nei suoi quasi cinquantuno minuti, suddivisa in undici tracce, ma sempre misurata in un discorso coerente e senza improvvisi o spiazzanti salti logici. L'atmosfera complessiva rimanda al pianoforte classico: l'attitudine jazzistica viene filtrata, sia nello svolgimento della musica che nell'approccio alle frasi, attraverso un'estetica elegante, attenta a smussare spigoli e a lasciar fluire il senso melodico delle frasi. Carniel utilizza il fattore imprevisto dell'improvvisazione ma lo coniuga con i formalismi della musica contemporanea oltre che con il blues e lo swing: in certi passaggi, viene da pensare che siano maggiormente i primi a guidarlo nella scelta delle frasi e del confronto con lo strumento. E, anche in questo senso, torna comodo il titolo per spiegare cosa accade nel disco: gli stilemi necessari al jazzista vengono, a loro volta, erosi a favore di una disponibilità più ampia di stimoli e possibilità. Come nel caso della versione di Joyspring, il celebre brano di Clifford Brown: l'interpretazione di Carniel si apre a sfaccettature che pur comprendendo e non rigettando il disegno originale del trombettista ne accolgono altre. E, se si vuole, l'attitudine del pianista diventa ancor più visibile nella successiva title-track, costituita da una introspezione minimalista e sospesa.
La scelta per il titolo del disco di una parola uguale sia in inglese che in francese manifesta un indizio ulteriore nel percorso del pianista. Carniel non cerca una sintesi, né vuole sminuire le identità dei vari riferimenti che porta nel disco e che l'ascoltatore riesce a riconoscere: mette, però, in luce come sia difficile capire fin dove si estenda una singola influenza, una volta abbandonato il suo centro di emanazione. Il pianoforte è lo strumento migliore per rincorrere questo moto espressivo: presente in tutti i generi, completo nella sua ricchezza orchestrale, puro nella sua dimensione acustica, si pone come ponte tra linguaggi diversi. Carniel tiene conto nel disco - e lo afferma all'interno del booklet - delle caratteristiche dello strumento, del suo rapporto personale, della "lotta" innescata dalla volontà di piegarlo ai propri intendimenti, dall'intenzione di far passare attraverso di esso le idee e le emozioni.
Undici tracce per un lavoro equilibrato e maturo, in cui Carniel mostra uno stile raffinato e riesce a mantenersi sempre lontano da manierismi e levigature eccessive.

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