Da Milano al mondo. Dedicato a Bruno De Filippi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Ferdico   
Giovedì 16 Giugno 2016 00:00


Foto: la locandina del concerto



Da Milano al mondo. Dedicato a Bruno De Filippi
Milano, Sala del Grechetto (Libreria Sormani) - 19.5.2016

Dedicato a Bruno De Filippi. Con il titolo "Da Milano al mondo", la figlia Franca ha voluto ricordare suo padre, Bruno De Filippi, scomparso nel 2010 a quasi ottant'anni. Compositore, armonicista e chitarrista, De Filippi è stato una figura importante tanto per il jazz quanto per la canzone italiana.
È stata una serata molto impegnativa per Franca De Filippi: oltre a organizzare il concerto, ha anche presentato il programma e cantato alcune canzoni. Un vero factotum o, per dirla in inglese, one-woman-show. L'emozione dei primi momenti è stata evidente nelle parole di Franca: i primi ringraziamenti e la lettura di un messaggio del chitarrista Franco Cerri che, impossibilitato a venire, ha voluto ricordare l'amico Bruno. La stessa conduttrice ha voluto far presente che ha ripreso il titolo per la serata - Da Milano al mondo, appunto - dal libro "La canzone a Milano" di Andrea Pedrinelli che avrebbe dovuto presentare lo spettacolo.
Tra gli ospiti presenti in sala, il fratello di Bruno De Filippi, immediatamente individuabile per l'estrema somiglianza con il musicista scomparso, il compositore e pianista Gino Mescoli, il pianista Enrico Intra, che poi si è anche esibito nel corso della serata, la giornalista Fulvia Serra, lo scrittore Antonio Perini.
Un cartellone affollato di protagonisti, dagli studenti della Scuola Civica di Milano ad altri musicisti già affermati fino ad arrivare ai nomi più illustri. Il concerto si è aperto con il duo formato da Giulio Brouzet all'armonica e Giuseppe Roccazzella alla chitarra, gli strumenti suonati da Bruno De Filippi, come ha ricordato la presentatrice. L'armonicista aveva conosciuto Bruno De Filippi e, sentendolo suonare, ne ricorda alcuni tratti stilistici. Brouzet utilizza l'armonica in tutta la sua estensione sonora, passando con disinvoltura su tutti i registri. Colpisce la sua capacità di rallentare in modo repentino il tempo e di tracciare delle improvvisazioni molto raffinate e ben sostenute dal chitarrista, attento a svolgere in modo completo l'accompagnamento, eseguendo anche le linee di basso oltre agli accordi e le frasi. Molto applauditi i brani Blue Sky e In a sentimental mood e il brano di chiusura, un originale firmato dallo stesso Brouzet.
Per la sorpresa tutti, Franca De Filippi si è unita al duo cantando una canzone dedicata a New York. L'animatrice della serata ha messo subito le mani avanti dicendo di non essere una cantante di jazz, ma di misurarsi di tanto in tanto per divertimento con questo genere. La pronuncia delle parole dimostra un inglese solido e la voce risulta delicata, sottile e sensuale, ma intonata. Il suo vero ruolo musicale si svolge, però, all'interno del coro e ne riparleremo più avanti.
A seguire, si è esibito il trio formato dal pianista Andrea Serino e dal contrabbassista Roberto Gelli con la cantante Marta Arpini che, a detta della presentatrice, è il ritratto di Mina Mazzini da giovane. E anche la voce, in qualche modo, la ricorda. Sono saliti dapprima i due strumentisti sul palco e hanno eseguito degli standard, con un pianismo moderno, a tratti nervoso, accompagnato dal contrabbasso pulsante e dal suono pieno, rotondo. Quando si è unita la cantante, hanno eseguito Ascolto e Tintarella di Luna, con un arrangiamento dai tratti blueseggianti, e sorpreso il pubblico per la capacità di manipolare in modo personale la versione classica del brano. Sono convinto che questa ragazza farà parlare di se, una vera e propria promessa del jazz. Il pubblico stava ancora applaudendo la cantante, quando sono saliti sul palco Livio Lombardo al pianoforte e Davide Garbato al sassofono: hanno eseguito due brani celeberrimi, Wave di Tom Jobim e Caravan di Juan Tizol, cavallo di battaglia dell'orchestra di Duke Ellington. Il pianoforte, che ha rivelato qualche limite nell'accordatura, non ha permesso al pianista di dare il meglio di sé nel corso dell'esecuzione. Tanto che Enrico Intra - salito sul palco per interpretare un solo brano, Bewitched resa celebre tra gl altri da Frank Sinatra - lo ha definito subito un "piano particolare". Una versione rallentata, ricca di variazioni, molto personale del famoso standard. Un vero e proprio "notturno in jazz", per riprendere l'esclamazione di Antonio Perini: posso aggiungere da parte mia che, negli ultimi tempi, ritrovo spesso nella musica di Intra l'influenza delle pagine composte da Erik Satie.
Senza soluzione di continuità, le luci della ribalta si sono concentrate su Eleonora D'Ettole e Giovanni Monteforti, due musicisti ormai affermati. La loro esibizione ha preso le mosse dagli standard, il più riuscito a mio avviso è stato When the lights are low, e ha messo in evidenza una buona tecnica e la capacità di stare sul palco con mestiere ed esperienza. Walter Muto e Carlo Pastori hanno regalato al pubblico un momento a cavallo tra canzone e cabaret: cantante e chitarrista il primo, fisarmonicista il secondo, i due, dopo essersi scambiati divertenti battute comiche, si sono misurati con una canzone contro la guerra di Lucio Dalla e Ti te sé no di Enzo Jannacci. Il set si è concluso con la loro composizione Milano Bossa, cantata insieme a Franca De Filippi.
Era ormai tardi quando si è esibito il Coro Libercanto diretto da Mario Gioventù con Stefano Meani al pianoforte. I trenta elementi della formazione - tra cui, come si accennava sopra, anche Franca De Filippi - hanno incantato il pubblico con l'esecuzione di alcune canzoni in omaggio al Quartetto Cetra e a Gorni Kramer, come Un bacio a mezzanotte, Donna e molte altre. In chiusura, accompagnata dal pianista del coro, Franca De Filippi ha cantato Sposi, la stessa canzone che aveva interpretato da bambina davanti ai suoi genitori.
Una bella serata... Brava Franca! Anceh se si poteva insistere maggiormente sul repertorio delle grandi canzoni composte da Bruno De Filippi e sul suo modo di suonare il jazz, l'evento nel suo complesso può dirsi decisamente riuscito.
 
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