I Giganti della Montagna - Io sono tre PDF Stampa E-mail
Scritto da Adam D'Amato   
Mercoledì 08 Febbraio 2017 00:00


I Giganti della Montagna - Io sono tre

Improvvisatore Involontario - II049 - 2016

Ferdinando D'Urso: sassofoni
Federico Sconosciuto: violoncello
Lorenzo Paesani: pianoforte


Da Mingus alla musica contemporanea, passando per l'improvvisazione informale e accompagnando il tutto con una latente vena ironica. Il titolo del disco, Io sono tre, arriva direttamente dall'autobiografia del grande contrabbassista ma rivela, allo stesso tempo, l'anima corale, collettiva e plurale, di una formazione che utilizza in maniera efficace l'arte della citazione e l'intenzione di spiazzare e sorprendere l'ascoltatore.
Io sono tre procede tra accostamenti timbrici e scatti rapidi, tra attese cariche di tensione e aperture melodiche. Ferdinando D'Urso, Federico Sconosciuto e Lorenzo Paesani scelgono un cammino non facile: lo svolgimento però è coerente, serrato, sempre puntuale. Il disco diventa una sorta di gioco di specchi musicale utile per offrire punti di vista inattesi e soluzioni potenzialmente stranianti. Lo spettro ampio di riferimenti viene utilizzato senza troppi schemi preconfezionati. In questo si ritrova anche il richiamo pirandelliano presente nel nome della formazione. Il trio, in pratica, crea un equilibrio continuamente instabile e mantiene lo stesso atteggiamento anche quando affronta melodie e momenti più lineari, come avviene, ad esempio, nel secondo brano del lavoro, Il gigante addormentato. Una visione del tutto personale del lirismo, capace di unire melancolia e disillusione, sempre in sintonia con il filo logico del disco.
L'ironia fa capolino nei titoli ed emerge piena nel passo blueseggiante del brano conclusivo, AGHI E botTONI. Dalla grafia ai richiami più o meno espliciti, la scelta di titoli come LItaglia, ABQ o Siete SERIE? mette già in allerta l'ascoltatore. Ironia e un certo ispirato disincanto sono i tratti che forse meglio riescono a dare una cornice e un contesto alla libertà e ai funambolismi espressivi che il trio si concede nelle dieci tracce.
 
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