Acqua, Vino e Musica: un trinomio inscindibile per Chianciano Terme PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Lunedì 01 Maggio 2017 00:00


Foto: Fabio Ciminiera



Acqua, Vino e Musica: un trinomio inscindibile per Chianciano Terme
Chianciano Terme - 21.4.2017

La prima edizione del festival ideato da Jonathan Giustini a Chianciano coniuga musica e territorio in una maniera fattiva ed efficace. L'ampio nome scelto per la rassegna - Acqua & Vino Chianciano Music Jazz Festival - contiene tutti gli elementi messi in campo e propone senza mezze misure l'intenzione di utilizzare ogni tassello alla costruzione del disegno finale. Musica, quindi, ma con un legame forte al territorio; convegni, conferenze e momenti di discussione declinati in maniera informale o inattesa; acqua, vino e gastronomia per dare una cornice tipica all'evento; la capacità di raccogliere e far convergere le diverse esperienze incrociate da Giustini nel corso degli anni per dare vita ad un incontro trasversale e non scontato. Il tutto combinato con due ingredienti ulteriori: la relativa vicinanza con Roma e la scelta di un periodo dell'anno in cui è minore l'affollamento delle rassegne jazzistiche e, in generale, musicali.
Gli incontri pomeridiani hanno messo a confronto diverse maniere di parlare di musica e di coinvolgere il pubblico partecipante. Dalla Storia del jazz in 60 minuti di Gerlando Gatto alla presentazione a suon di note dei vini del cantautore Marco Massa, passando per la presentazione di In prima persona, il libro che ho dedicato alle vicende musicali di Aldo Franceschini, e l'intervento di Andrea Ponzoni di DOC Servizi a proposito del Premio Zorzella, l'idea portante è stata quella di far reagire tra loro le diverse esperienze, metterle a disposizione delle persone per trovare denominatori comuni e spinte per la passione nei confronti del jazz e della musica in generale.
Il passo trasversale del festival ha caratterizzato tutto il suo svolgimento. Una dichiarazione d'amore per la musica e per il territorio, declinata secondo generi diversi e in maniera sempre aperta. Il jazz come filo conduttore senza per questo rinunciare ad altre suggestioni o provare a combinarle tra loro. Banda Sonora, che ha festeggiato i suo vent'anni all'interno del festival, ha come assunto l'incontro tra mondi musicali diversi; On the Rock's pone questa condizione nel suo DNA e, per quanto più facilmente inseribile nei canoni del jazz, il trio di §Battista Lena, insieme ad un sopite speciale come Enrico Rava, è una formazione che annovera tra le sue armi principali la curiosità, la scrittura e uno sguardo scevro da preconcetti.
Federica Zammarchi e Gianluca Massetti hanno aperto la serie dei concerti serali del festival con On the Rock's. Le coordinate proprie del progetto, vale a dire la presenza di un solista ospite a dialogare sulle interpretazioni jazzistiche ricavate da brani più o meno celebri del rock e del pop, hanno trovato in Alessandro Papotto un musicista propositivo e attento a rilanciare gli spunti messi in gioco. Il repertorio affronta quattro decenni di musica, attraversa generi e intenzioni, riduce e scompone il materiale originario ai suoi termini essenziali per affrontarlo nel formato scarno del duo e trovare le basi per poter dialogare con il solista. «Ogni brano può diventare un buon pezzo jazz, dipende dall'attitudine con cui lo si affronta...» Se questo era il succo di una delle frasi lette su twitter in occasione del recente International Jazz Day, On the Rock's ne da una verifica immediata e concreta. Un'interpretazione intensa, capace di combinare con equilibrio il lavoro di arrangiamento e manipolazione dei brani con la personalità, il significato e l'emozione. Nella scaletta si ritrovano brani "seri" - come L'animale di Battiato o Walking on Air dei King Crimson - e "scherzosi" - come Barbie Girl degli Aqua o Karma Chameleon dei Culture Club. Ma anche Nirvana, Muse e Metallica, Nada e David Bowie. In particolare, la reinterpretazione di Space Oddity è l'occasione per invitare sul palco anche la contrabbassista Federica Michisanti sul palco e allargare, quindi, la formazione fino a renderla un quartetto drumless e del tutto inedito.
Intorno all'idea del festival, Jonathan Giustini ha puntato a mettere insieme una rete di esperienze e di persone. E, al netto delle inevitabili frizioni di ogni "prima volta", si può senz'altro dire che i passi nella direzione scelta siano stati molti e significativi, vista anche la partecipazione e la presenza di personaggi che non erano previsti nel cartellone e che hanno aggiunto valore all'esperienza nel suo complesso.

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