Una vita a bottoni: le esperienze musicali di Riccardo Tesi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Martedì 02 Maggio 2017 00:00


Foto: la copertina del libro



Una vita a bottoni: le esperienze musicali di Riccardo Tesi
Squilibri Editore. Collana "A viva voce" - 2016

Una vita a bottoni è il titolo del volume realizzato da Neri Pollastri sulla vicenda di Riccardo Tesi: un lavoro costruito con la presente partecipazione del musicista pistoiese ed articolato in sezioni differenti per dare modo al lettore di entrare nel mondo espressivo di Tesi con comodità e con tutte le coordinate del caso.
Prima di tutto, va spiegato come è concepito il testo. Con il supporto degli interventi di Tesi, Pollastri racconta la vicenda dell'organettista attraverso i progetti e i dischi, le esperienze, l'organizzazione degli eventi e le collaborazioni. Capitoli corposi ma agili, costituiti di norma da poche pagine di scrittura densa e scorrevole, mettono a fuoco i vari passaggi della carriera con una doppia voce, una prospettiva doppia che tiene conto tanto della motivazione "interna" quanto del risultato finale per come viene percepito dall'"esterno". Le opinioni dei personaggi incontrati nei vari capitoli punteggiano lo svolgimento della trama e danno profondità al ritratto del nostro personaggio. Il dialogo tra Pollastri e Tesi - un'intervista di una ventina di pagine - e un vivace intervento di Ezio Guaitamacchi concludono la prima parte del libro. Partiture, una discografia dettagliata, un corredo fotografico e un greatest hits allegato al volume rappresentano la seconda parte dell'opera: la possibilità affidata al lettore di rivivere in prima persona quanto detto e raccontato poco prima.
I bottoni sono i tasti dell'organetto, uno degli strumenti protagonisti della musica popolare italiana. Le esperienze vissute da Tesi sono strettamente connesse al percorso del movimento nel suo complesso, le diverse fasi, le prese di coscienza, i distacchi e i ritorni alle matrici originali, le sintesi provate con altri linguaggi, il passaggio dal repertorio tradizionale alla dimensione della world music, il rapporto tra musica "alta" e "bassa". Nell'incontro tenuto qualche settimana fa al Bellavista Social Club di Spoltore, Riccardo Tesi ha messo in evidenza come questo movimento non abbia ricevuto l'attenzione mediatica e un'esposizione bibliografica e critica a fianco degli indiscussi riconoscimenti ricevuti in Italia e all'estero. L'esercizio della memoria diventa in questo caso anche un dovere e una necessità utile a ripercorrere le vicende che hanno permesso i passi citati sopra, un giusto riconoscimento ai protagonisti di quelle evoluzioni: le pagine del libro sono popolate dai musicisti che hanno condiviso con Tesi questo cammino.
Capitolo dopo capitolo, si capisce come il dialogo con altri mondi e la curiosità di scoprirne le possibilità espressive siano due coordinate sempre presenti nel percorso del nostro protagonista. E, allo stesso modo, come la "fedeltà" ai suoi collaboratori e a certi riferimenti abbia dato consistenza e spessore alle varie esperienze. Come la costruzione di un percorso personale passi anche attraverso la capacità di smarcarsi dalla "dipendenza" nei riguardi di figure esterne e la necessità di fare le cose in prima persona.
Pollastri individua in maniera molto efficace il senso del percorso con la frase che chiude il capitolo dedicato ai concerti tenuti nei cinque continenti. «Nel mondo globalizzato (...) nella società dell'interconnessione, l'identità e il senso dell'esistenza non possono abdicare alle proprie origini.» Se oggi perde di senso l'idea di tracciare confini invalicabili, se è immediato dialogare con persone che vivono altrove e che hanno tutta una serie di esperienze diverse dalle nostre, vanno sempre tenute in considerazione la storia vissuta e le tradizioni che ne fanno parte. Sono due concetti che si confrontano di continuo e si intersecano in modo concreto nella vita di tutti i giorni. Si intersecano anche quando prevalgono le paure e i timori, quando si ascoltano le affermazioni di chiusura e mancanza di rispetto. A maggior ragione, si intrecciano nella vicenda artistica di un artista che grazie ai bottoni del suo organetto ha portato il mondo e le tradizioni dell'Appennino e, in generale, dell'Italia a dialogare con le musiche più vive e vitali del mondo.

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