Aires Tango con Ralph Towner @ Cremona Jazz PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Buttafuoco   
Mercoledì 17 Maggio 2017 00:00


Foto: Archivio Fabio Ciminiera



Aires Tango con Ralph Towner @ Cremona Jazz
Cremona, Auditorium Giovanni Arvedi - 7.5.2017

Ralph Towner: chitarra
Javier Girotto: sax soprano
Alessandro Gwis: pianoforte
Marco Siniscalco: basso
Michele Rabbia: percussioni

Innanzitutto due parole sull'Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona. Un gioiello d'architettura dei nostri tempi; uno spazio distribuito su tre piani in cui lo spazio dove operano i musicisti di forma circolare, è situato al livello più basso, senza un palco, a una distanza di circa quattordici metri dal soffitto. Chi suona è letteralmente circondato dal pubblico Gli spettatori più vicini al “proscenio” sono in sostanza a portata di braccio. Gli altri sono sistemati (in poltrone comodissime) più in alto degli esecutori, distribuiti in una platea e due gradinate, i cui bordi in legno di cedro giallo dell'Alaska sono tracciati da linee sinuose e irregolari.
In sala, al momento del concerto si crea dunque una situazione emotiva particolare. Niente di meglio per l'esibizione di un gruppo come gli Aires Tango e di un solista come Javier Girotto che propongono da quasi venticinque anni una musica basata sulla comunicazione con l'ascoltatore; una musica ricca di sentimento, quasi narrativa. In quest'atmosfera speciale gli Aires hanno presentato il loro ultimo progetto “Duende”, che vede come ospite Ralph Towner. Il disco è uscito a metà dello scorso anno ma era stato proposto solo una volta, dal vivo, alla casa del Jazz di Roma. C'era quindi la curiosità di vedere se e quanto funzionasse questo incontro fra musicisti tanto diversi.
Il programma di sala ha rispettato il percorso del disco. Gli Aires Tango hanno suonato da soli alcuni brani del concerto proponendo la formula che li ha resi tanto popolari (L'auditorium era gremito). Sono infatti partiti suonando il primo brano composto da Girotto, quell'Origini in cui il sassofonista italo argentino ricordava alcuni amici uccisi nella guerra delle Falkland del 1982. Hanno poi proseguito con Gatos, commosso omaggio a Gato Barbieri e con Racconti in fuga, un'escursione in territori bachiani che ha messo in evidenza la bravura di Alessandro Gwis, il cui solo è stato salutato da un grande applauso.
Towner è entrato al quarto brano e ha subito proposto il pezzo che da il titolo al disco. Per una volta il titolo conta. Il Duende è lo spirito, misterioso e inesplicabile, che aleggia, in circostanze particolari sui suonatori di Flamenco (“energia che arriva da sotto i piedi come a certe ballerine, o dal fondo della gola come per certi cantanti”come scrisse Federico Garcia Lorca). Il chitarrista ha attaccato la bellissima melodia del brano, dando al suono della sua chitarra una purezza quasi sorprendente anche per chi ha dimestichezza con la sua arte raffinata.
La serata è andata avanti così, per quasi due ore. Linee melodiche immediatamente coinvolgenti e sempre riconoscibili anche nel corso delle improvvisazioni, bellezza delle voci strumentali, freschezza ritmica (Michele Rabbia è straordinario anche lontano dalle sue apparecchiature elettroniche e Marco Siniscalco è un bassista essenziale e lirico allo stesso tempo), perfetto equilibrio fra la passionalità del quartetto e la cristallina delicatezza della chitarra. Towner si è anche esibito in solo proponendo una trascinante Dolomitic Dance.
Il pubblico, ovviamente ha molto apprezzato la musica che stava ascoltando. Si è creata, a un certo punto una consonanza emotiva fra esecutori e ascoltatori che è merce rara nei concerti dei nostri giorni. Questa vicinanza ha toccato il suo climax nell'ultima parte, prima con un duo improvvisato fra Girotto e Towner e poi con il solo del sassofonista che, com'è suo costume, ha messo corpo e anima in ogni singola nota. L'omaggio tributato a Gato all'inizio del concerto non era affatto una formalità. Con Gato Barbieri Girotto condivide non solo l'eloquio coltraniano, ma anche un certo senso del dramma (melodramma forse, vista la loro origine italiana) tutt'altro che comune fra i suonatori di jazz.
Una bella serata. Certo, i protagonisti non hanno aggiunto niente di nuovo a quanto di loro si sapeva. L'incontro fra Towner e il gruppo romano non sembra preludere all'apertura di nuove strade. Il pubblico di Cremona ha semplicemente ascoltato musica piena di passione, debordante, coinvolgente dalla prima all'ultima nota.
 
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