Gregory Porter Live @ Luglio Suona Bene PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Tromba   
Domenica 23 Luglio 2017 00:00


Foto: Francesco Tromba



Gregory Porter Live @ Luglio Suona Bene
Roma, Auditorium Parco della Musica - 21.7.2017

Gregory Porter: voce
Chip Crawford: pianoforte
Jahmal Nichols: contrabbasso, basso elettrico
Emanuel Harrold: batteria
Tivon Pennicott: sax tenore

«Devi vivere la vita prima di cantarla» forse proprio per questo prima di pubblicare il suo primo disco, Water, Gregory Porter ha aspettato i 40 anni. Ha cercato la sua strada e la sua voce fino allora e nel frattempo la vita gli aveva anche proposto delle alternative alla musica, prima il football al college ma l'infortunio alla spalla lo portò definitivamente alla musica e poi la possibilità di un posto fisso come funzionario comunale. Fortunatamente per noi, Gregory Porter ha le ultime parole di sua madre in testa «Continua a cantare» e così, continuando a cantare ha già vinto due Grammy Award come miglior album jazz vocale per due dischi come Liquid Spirit e Take me to the Alley. Gregory Porter è riuscito a portare nuovamente il jazz alle masse ma senza colorarlo di manierismi pop.
Fin dal primo momento si comprende come questo concerto e in generale la musica di Gregory Porter nasce dai club, dalle jam infatti avremmo potuto assistere a questo concerto in un jazz club di New York, Chicago, Los Angeles, Londra o Parigi, la dimensione è intima anche se la Cavea dell'Auditorium Parco della Musica non è un jazz club.
Porter parte forte, secondo chi scrive troppo forte, Holding On viene spesso usata in apertura per trascinare e accogliere l'ascoltatore nel salotto di casa Porter. É un crescendo continuo fino a Water Under Bridges passando per Take me to the Alley, la dolcissima Hey Laura e la big hit Liquid Spirit, momento in cui il pubblico viene definitivamente conquistato dal gigante col cappello copriorecchie. L'ultimo quarto d'ora è un po' più lento, la band si lascia andare a degli assolo non sempre perfetti, escludendo quelli pieni di citazioni e ironia del contrabbassista Jahmal Nichols e quelli puntuali e raffinati del pianista Chip Crawford. Il sassofonista Tivon Pennicott, nonostante la sua bravura indiscussa, non incide parecchio, una leggera delusione per un artista che è arrivato secondo alla Thelonious Monk Competition e ha lavorato con altri grandi artisti come Esperanza Spalding e Kenny Burrell. Una band che suona molto meglio insieme rispetto a quando si lancia nei solos, è la voce di Porter a fare la differenza, a rendere tutto semplice, familiare e accogliente come un abbraccio e un sorriso, sia che stia cantando una ballad lenta o qualcosa di più veloce e ritmato.
L'unica cosa su cui fare un vero appunto è la scaletta, un po' troppo sbilanciata sulle ballad nella parte finale ma non importa perché la musica di Gregory Porter accoglie e include tutti i sentimenti della vita vera.

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