Francesco Chiapperini Insight - Paradigm Shift PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Buttafuoco   
Giovedì 05 Ottobre 2017 00:00


Francesco Chiapperini Insight - Paradigm Shift

Aut Records - 2016

Francesco Chiapperini: clarinetto basso, clarinetto soprano
Simone Lobina: chitarra elettrica, effetti
Simone Quatrana: pianoforte, pianoforte elettrico


Siamo, è risaputo, in un'epoca di contaminazioni, di fusion, di crossover musicali. Non è, ovviamente, solo una moda e non è affatto un fenomeno negativo. Molti musicisti hanno antenne più sensibili ai tanti suoni che affollano il mondo globalizzato; hanno la mente più libera, aperta tanto alla tradizione quanto all'innovazione.
Ciò non toglie che molta della tantissima musica "contaminata" che si ascolta ai nostri non vada al di là di un utile esercizio di stile. Non è il caso di questo disco. Francesco Chiapperini musicista di studi classici ma affascinato, secondo le sue stesse parole, da «sonorità più "rough", appartenenti a un bagaglio storico ben preciso che trova le sue radici nella storia del jazz degli anni sessanta e settanta», riesce con questo trio senza sezione ritmica a proporre una musica interessante dal punto di vista della ricerca sonora ed emotivamente coinvolgente. Il contrasto fra le voci aspre, molto rockeggianti, della chitarra elettrica e la delicatezza del suono dei clarinetti restituisce all'ascolto un paesaggio drammatico, forte, lacerato, talora minaccioso. Lo stesso risultato dà il cozzo fra riff poderosi, sequenze solistiche aggressive e la dolcezza di disegni melodici semplicI ma sempre ricchi di suggestioni. Il piano di Simone Quatrana si muove con forza e delicatezza fra queste due dimensioni, che peraltro spesso sfumano e si sovrappongono. Questa continua e marcatissima dialettica fra chiaro e scuro, fra asprezza e abbandono, anima tutte le sette tracce. Fa eccezione la seconda, la delicata Promenade, caratterizzata oltre che dalla melodia iniziale, da una sognante sequenza pianistica.
Un bel progetto, quello del clarinettista; lo si potrebbe dire coltraniano e per la sua radicalità ma anche per l'autentica ansia di comunicazione emotiva che lo intride. Decisivo per la sua riuscita l'eccellente lavoro dei due partner bravissimi nell'assecondare le intenzioni del leader e incisivi nei loro spazi solistici.

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