Jazzmeia Horn - A Social Call PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavio Caprera   
Lunedì 04 Dicembre 2017 00:00


Jazzmeia Horn - A Social Call

Prestige Records - 2017

Jazzmeia Horn: voce
Victor Gould: pianoforte
Ben Williams: contrabbasso
Jerome Jennings: batteria, percussioni
Stacey Dillard: sax tenore
Josh Evans: tromba
Frank Lacy: trombone


A Star Is Born? Chissa! Nel frattempo godiamoci una voce da grandi promesse, vincitrice del Thelonious Monk International Vocal Jazz Competition e del Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition. Le corde vocali in questione appartengono a Jazzmelia Horn, cantante balzata alle cronache del jazz con un potente e folgorante disco d'esordio intitolato A Social Call.
Una voce affascinante, profonda, insita nelle radici del canto jazz, giusta prosecuzione della tradizione incarnata dalle grandi vocalist del genere. Proveniente da Dallas, e portatrice di quel naturale carico di solarità che può dare il sud, la Horn in questo disco conferma tutte le sue doti di virtuosa e nello stesso tempo di agile interprete che spazia dallo scat di Tight e I Remember You a ballad intense e vissute come la splendida The Peacocks. In Social Call, la Horn canta standard supportata da musicisti bravi sia nei momenti mainstrem (East Of The Sun), che in situazioni post bop, hard bop e di fine improvvisazione; o anche con folate funky nell'up tune di Up Above My Head. Per non parlare della sfida a perdifiato tra voce e contrabbasso in A Social Call o del collettivismo free dei fiati che intrerrompono e rilanciano lo speech politico di People Make The World Go Around. A ruota segue il medley di Lift Every Voice and Sing/Moanin'. Qui vengono fuori la vena gospel e le enormi capacità tecniche della Horn. Soprattutto nell'attacco aggressivo e cadenzato a ritmo di scatt di Moanin'. Nell'altro medley intitolato Afro Blue/Eye See You/Wade In The Water, la cantante usa la voce come uno strumento aggiunto che affianca le percussioni in un rito tribale che apre Afro Blue. Alcune sue invettive politoco/sociali ricordano gli strali di Abbey Lincoln. In lei però hanno un rivestimento meno aggressivo ma diretto, narrato con ferma dolcezza e, poi, laica religiosità in Wade In The Water. I'm Going Down chiude in meglio, tra ritmi funky e soul, un disco ricercato e di sicura bellezza.

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