Stefano Battaglia - Pelagos PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Barin   
Venerdì 08 Dicembre 2017 00:00


Stefano Battaglia - Pelagos

ECM Records - ECM 2570 - 2017

Stefano Battaglia: pianoforte, pianoforte preparato


Non è la prima volta che il talentuoso Battaglia si confronta con il piano solo, qui però, scaturiscono un pathos ed un urgenza, un'impellente necessità, che attraversano l'intero progetto, che prevede un doppio cd registrato presso la Fazioli Concert Hall di Sacile in Friuli, ovviamente ottimamente confezionato dalla casa discografica tedesca ECM Records.
Servendosi di due pianoforti Fazioli, storica e blasonata azienda di pianoforti italiana, uno dei quali preparato, il pianista segue un percorso che ci porta in tutti i lati raggiunti dal mare nostrum seguendo due temi: l'esilio e la migrazione. Una sorta di geografia musicale che ci fa navigare tra le onde sonore del suo pensiero musicale. In bilico tra musica classica, classica-contemporanea, avanguardia, jazz, folk, il timbro del piano si destruttura, si nasconde per trasformarsi in rumore, in silenzio. Solo una manciata di brani sono "composti", tutto il resto è frutto dell'improvvisazione.
Ascoltate Lampedusa oppure Hora Mundi, due momenti di improvvisazione magnifica, che ci ricordano le parole di John Cage quando afferma che il compositore deve rinunciare a controllare e deve permettere ai suoni di essere se stessi. Il piano viene lasciato respirare e agire: le dita, le mani, l'intero corpo del pianista diventano cassa di risonanza carnale che permette il dischiudersi di un atto performativo unico: hic et nunc.
Il piano preparato consente all'artista milanese di introdurre quella componente ritmica fondamentale per realizzare tracce come Processional, Dogon o Heron. Qui il ritmo diventa primordiale, semplice, si tenta di riprodurre dei rumori, di liberare pulsioni profonde, si fatica a distinguere l'uomo e lo strumento che si integrano e confondono.
Potremmo parlare quasi di un atteggiamento ontologico della sua musica, Battaglia non porta in questo progetto se stesso come espressione di soggettività, non solo, ma pare voglia portare alla luce la dimensione più profonda dell'Essere.
Ricordando un grande pensatore francese, sembra che l'artista italiano tenti di abitare la musica e che quasi si perda ogni differenza tra senziente e sentito.
Un progetto profondo, sincero che usa la musica per una ricerca che guarda altrove, pronta a (dis)velare concetti che superano l'ambito musicale.

Segui Nicola Barin su Twitter: @ImpulseJazz
 
Banner
Banner
Banner
Banner