Stefano Bollani Napoli Trip @ Teatro Carlo Felice, Genova PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Montano   
Lunedì 15 Gennaio 2018 00:00


Foto: da internet



Stefano Bollani Napoli Trip @ Teatro Carlo Felice, Genova
Genova, Teatro Carlo Felice - 8.1.2018

Stefano Bollani: pianoforte, pianoforte elettrico
Nico Gori: clarinetto soprano, clarinetto basso
Daniele Sepe: sassofono tenore, flauto di legno
Bernardo Guerra: batteria

Stefano Bollani torna dopo quasi un anno ad esibirsi al Carlo Felice e anche questa volta il teatro è pieno in ogni ordine di posti. Per l'occasione, lo si capisce già dal titolo, Napoli Trip, il pianista intende rifarsi al repertorio di una sua fortunata incisione del 2016 con un bel po' di ospiti internazionali, da Manu Katchè a Jan Bang, da Jim Black ad Hamilton de Hollanda... Qui la formazione è ridotta ad un quartetto, con le due ance, già presenti nel cd, oltre al giovane batterista Bernardo Guerra.
Bollani, al solito, domina la scena, ritagliandosi spazi consistenti in solitaria, in cui dispiega la sua straordinaria tecnica con intermezzi gustosi e sorprendenti. Quando suona il pianoforte e il Fender Rhodes l'istrionico musicista si dimena, si alza e si abbassa, balza letteralmente da uno strumento all'altro, facendo scorrere velocissime le dita sulle tastiere. Allorchè ingrana le marce alte, cioè, impone tempi rapidissimi e fa sudare sette camicie ai partners, impegnati a non perdere il passo del leader. Allo stesso modo Bollani si riserva momenti di quiete in cui esprime melodie suadenti, arricchite da un'armonizzazione superba. Bernardo Guerra è spesso messo alla frusta dalla spavalda verve dell'artista fiorentino, che gli elargisce consigli e direttive in tempo reale prima di avventurarsi nelle sue impetuose scorribande. Gori e Sepe, da parte loro, rivelano un'intesa evidente sia nel disegnare all'unisono figure tematiche, che nel lanciarsi in improvvisazioni estemporanee, muovendo da uno spunto, anche esile, e tirandosi dietro tutta la band su autentici ottovolanti musicali. La band è, sovente, scissa in duetti o trii e ogni componente del gruppo ha, in questo contesto, i suoi momenti di gloria. Così Gori è protagonista con Bollani de Lo choro di Napoli, astuto accostamento fra il sound partenopeo e la tradizione brasiliana. Sepe è autore e interprete, sempre in duo, di una Napoli blues che in realtà pencola verso il valzer. E Guerra deve star dietro alle invenzioni, alle prodezze del virtuoso tastierista in una versione scatenata, fantasmagorica della sigla de Il Pranzo è servito, dove il funky si sposa con lo stride. Nel bel mezzo di sequenze jazzistiche di una certa caratura, poi, viene introdotto sul palco Enzo Savastano, cantante neomelodico con una passione per l'alternative rock. Esegue Una canzone indie, brano cliccatissimo su You tube, in stile "Indietro tutta" di Arbore proiettata nel terzo millennio. Non c'è verso. Bollani non sa rinunciare a stupire e ad ammaliare gli spettatori con qualche siparietto dei suoi e via, ancora, con Tre settimane da raccontare in cui si produce nell'imitazione di Fred Bongusto oppure, come bis, in O' microchip, irresistibile pseudo-sceneggiata napoletana, metà parlata e metà cantata.
Chi si aspettava O' sole mio o Reginella, presenti nell'album citato all'inizio, forse rimane deluso. «Ogni performance ha storia a sè» afferma, però, Bollani «qualcuno espone un'idea, prende un'iniziativa su un ventaglio di possibili opzioni e gli altri si adeguano e procedono sulla direzione tracciata». Il borderò viene aggiornato, così, ogni sera alla fine dell'esibizione, inevitabilmente.
Il concerto ha momenti assai godibili, facili e altri più complessi, di fruizione meno immediata. L'abilità di Bollani è proprio quella di riuscire a fare del jazz-jazz, in un'accezione ampia della definizione, accanto a parentesi leggere, esplicitamente pop e a combinare i vari segmenti in un discorso gradevolmente disimpegnato, perlomeno all'apparenza, ma musicalmente munito di un certo spessore. Il problema è proprio quello di trovare il giusto equilibrio fra l'ansia di piacere e la volontà di suonare ottimamente della bella musica non sempre popolarissima, almeno nella forma. In questa esibizione il pianista toscano se la cava egregiamente, in generale, nel bilanciare le due opposte tendenze. Qualche volta, però, si lascia andare e calca troppo la mano sulla spettacolarità, a scapito della misura e del contenuto artistico di quanto propone.
Il pubblico, comunque, è tutto dalla sua parte, si diverte alle battute di Bollani e applaude incondizionatamente gli interventi dei virtuosi presenti sul palcoscenico, decretando un vero trionfo per Napoli Trip.

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