Francesco Dillon. Un violoncello attraverso i secoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Domenica 25 Febbraio 2018 00:00


Foto: Fabio Ciminiera



Francesco Dillon. Un violoncello attraverso i secoli
Giulianova. Associazione Grido @ Hotel Cristallo - 17.2.2018

Tre brani del diciassettesimo secolo e tre composizioni del tutto contemporanee. La scelta del repertorio effettuata da Francesco Dillon, per il concerto tenuto a Giulianova in violoncello solo, riflette una ricerca di stimoli e di riferimenti molto precisa: andare a costruire - e, di conseguenza, mettere a disposizione dell'ascoltatore - un percorso capace di svincolarsi dai canoni e dalle strade codificate in maniera prevedibile.
Come lo stesso violoncellista ha spiegato anche nella chiacchierata tenuta nel pomeriggio al Circolo Virtuoso Il nome della rosa, il legame tra le pagine scritte all'inizio della vicenda storica e documentata dello strumento e quelle proposte dai più attuali è molto più che casuale: si potrebbe definire "spirituale" e, in termini pragmatici, funzionale e sistematici. Da una parte, i brani "antichi" mettono in evidenza tutto il senso di sorpresa e di scoperta offerto da uno strumento che stava allora iniziando a fare i primi passi da solista e i titoli - soprattutto "Ricercare n. 7" di Domenico Gabrielli oppure dal "Trattenimento musicale sopra il violoncello" di Domenico Galli - rendono palese questo aspetto. Dall'altra, i brani contemporanei restituiscono la necessità di superare il "già sentito" per andare alla ricerca di altri spunti espressivi. In pratica, brani lontani per provenienza temporale ma uniti da un'attitudine per molti aspetti simile.
Ancora di più, l'alternanza tra le pagine storiche e contemporanee abbrevia le potenziali distanze ed esplicita ancora di più il nucleo intorno al quale si sviluppa il racconto in musica di Dillon. Un filo che riprende gli elementi etnici riportati dai compositori moderni nelle loro partiture e li confronta direttamente con la vitalità pulsante, conseguenza diretta delle improvvisazioni, del materiale seicentesco. Ed è un filo che attraversa in modo costruttivo il percorso dell'esecuzione e ne infonde le motivazioni: un equilibrio sottile tra il rispetto e la conoscenza della pagina e la possibilità di spingersi oltre per esprimersi attraverso il materiale studiato e preparato per il concerto.
Durante il concerto, Dillon guida gli spettatori all'interno dei brani anche con brevi spiegazioni, puntuali e utili per cogliere il senso delle pagine eseguite e l'andamento complessivo del programma. Il rigore delle esecuzioni si misura con la scoperta della cantabilità, la competenza tecnica e strumentale si intreccia con le dinamiche più spigolosa dalle composizioni moderne. La conduzione è affidata alla disponibilità dell'interprete e alla sua capacità di adattarsi all'ambiente sonoro creato da ciascuna pagina e arrivare così all'obiettivo tracciato dal violoncellista durante l'incontro pomeridiano: essere creativi nell'esecuzione, riuscire a dare il senso della propria presenza e della personalità ad ogni nota.

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