Zara McFarlane - Arise PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Mercoledì 21 Marzo 2018 00:00


Zara McFarlane - Arise

Brownswood Recordings - 2017

Zara McFarlane: voce
Moses Boyd: batteria
Binker Golding: sax tenore
Peter Edwards: pianoforte
Shirley Tetteh: chitarra
Nathaniel Cross: trombone
Shabaka Hutchings: clarinetto Max Luthert, Neil Charles: basso, contrabbasso
Shane Beales: chitarra acustica
Nathaniel Cross: trombone
Ruth Elder: violino, viola
Carola Krebs: violoncello
Pete Eckford: percussioni


Arise, il nuovo disco di Zara McFarlane, si muove agilmente tra Caraibi e Londra, tra jazz, reggae e club culture. La regia di Moses Boyd e l'"ispirazione" sapiente di Gilles Peterson guidano la vocalist in un disco capace di attraversare generi e suggestioni con slancio: l'equilibrio tra ritmo e melodia, la possibilità di lasciare spazio all'improvvisazione, di costruire le atmosfere stratificando e accostando soluzioni sonore si combinano in un lavoro sempre pulsante e scorrevole.
La musica di Zara McFarlane non rinuncia affatto alle proprie radici, anzi, nel corso delle dodici tracce, trova il modo di portare in evidenza i passaggi più vicini alle tradizioni e anche quelli maggiormente percorsi dai maestri della musica giamaicana. Le composizioni presenti nel disco ripercorrono però le varie evoluzioni di questa diaspora musicale - dal trip hop all'acid jazz al dubstep - e le intrecciano in un tessuto dai mille colori. E in questo senso, le scelte di produzione e il senso musicale dei vari protagonisti permettono di sfruttare le personalità musicali dei singoli per cercare una connessione stretta tra i ritmi delle danze caraibiche e l'attitudine dei jazzisti.
Il risultato è un flusso musicale dalle molte sfaccettature, libero di richiamare atmosfere diverse tra loro con estrema naturalezza. Il legame con le tradizioni diventa il centro focale del discorso e si ritrova tanto nelle canzoni più vicine alle dinamiche "radiofoniche" - Stoke The Fire, Freedom Chain - quanto nei brani più aperti a soluzioni meno scontate, come l'eterea e sospesa Silhouette, dove è presente Shabaka Hutchings al clarinetto, e come Pride o ancora Peace Begins Within dove è più profondo il processo di combinazione delle vsarie anime musicali. Fisherman e Ode to Cyril, i brani che chiudono il lavoro, ci riportano direttamente sulle coste dei Caraibi, in una dimensione originaria e, quasi, ancestrale: si torna al punto di partenza evocato da Ode To Kumina, il brano che apre il disco. Ed è un modo per sottolineare il fatto che le evoluzioni, l'inventiva, la sintesi, le combinazioni e le scelte devono sempre fare i conti con delle fondamenta concrete e con il senso profondo di quanto è avvenuto in precedenza per poter essere credibili.

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