Fabrizio D'Alisera - Trisonic PDF Stampa E-mail
Scritto da Adam D'Amato   
Sabato 08 Giugno 2019 00:00


Fabrizio

Filibusta Records - FR1823 - 2018

Fabrizio D'Alisera: sax baritono
Pietro Ciancaglini: contrabbasso
Andrea Nunzi: batteria
Andrea Biondi: vibrafono in Mysterious Voyage e Nuoto libero


Nove tracce - otto originali e la monkiana Ask me now - che mettono in risalto una visione del jazz solida, calata nella tradizione ma attenta alle tendenze più attuali, articolata in un discorso ampio ed esauriente. Fabrizio D'Alisera approda al sax baritono e vuole raccontare questo passaggio importante lasciando che gli assolo e le interpretazioni dei brani possano sviluppare in modo dettagliato ogni elemento presente nelle composizioni. La scelta di muoversi in trio con due musicisti di provata esperienza come Pietro Ciancaglini e Andrea Nunzi è da intendersi secondo la medesima direzione per avere così uno spazio di libertà operativa maggiore e per poter aumentare le possibilità di esprimere il proprio pensiero musicale. Naturalmente, come contraltare, aumentano anche i compiti che ciascuno dei tre deve offrire alla gestione, compiti che vengono svolti con precisa disposizione. La dimensione pianoless viene abbandonata nei due brani in cui interviene Andrea Biondi al vibrafono: la particolare natura dello strumento, la sua gestione armonica più sospesa e fluida ben si sposa con il concetto architettato da D'Alisera per il disco e permette, anzi, al sassofonista di lavorare con formule diverse dal "sax trio". In questo modo le due tracce aggiungono elementi in più, invece di correre il rischio di ripetere soluzioni già percorse nei brani precedenti, brani in cui, come si diceva, gli elementi messi in campo vengono sviscerati con peculiare dedizione. E, in modo analogo, si può leggere la versione per solo baritono della conclusiva Ask me now: la voglia di esplorare le opzioni offerte dalla voce grave e ruvida del baritono, anche in un formato spigoloso e "demanding" come quello del solo per un sassofonista. Trisonic risulta, in questo modo, un lavoro ben concepito e condotto con equilibrio da un sassofonista che prende le mosse dai passi dei giganti per gettare un ponte sicuro verso le forme più attuali del jazz.

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