Enrico Zanisi & Quatuor IXI - Blend Pages PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Spada   
Martedì 05 Giugno 2018 00:00


Enrico Zanisi & Quatuor IXI - Blend Pages

CAM Jazz - 2018

Enrico Zanisi: pianoforte
Gabriele Mirabassi: clarinetto
Michele Rabbia: percussioni, live electronics
Quatuor IXI
Regis Hubry: violino
Guillaume Roy: viola
Clement Janinet: violino
Atsushi Sakai: violoncello


Enrico Zanisi viaggia ormai verso la trentina, ed è ancora magnificamente giovane. Ma come non ricordarlo (almeno io lo ricordo) a quindici, sedici anni, esordiente implume già dottissimo e capace di condurre un trio e suonare un jazz tutto suo personale. Appunto, la personalità fa spesso la differenza. Fondamentale in qualunque situazione e qui marcatissima, nella sua scelta di una particolare formazione per realizzare questo suo disco bello, originale, differente, coraggioso, delicato.
Un lavoro in cui confluiscono passione per il jazz e per la musica classica, per le tradizioni e per l'innovazione, tutto sapientemente combinato e soprattutto molto naturale. Ci sono momenti, in questo Blend Pages magnificamente connotato dall'incrocio di piano, corde, percussioni ed un magico clarinetto, in cui sembra che i musicisti prendano pause per riflettere, accordino gli strumenti, dialoghino in silenzio, si preparino a proseguire il discorso che mai in realtà si interrompe. Zanisi compone, arrangia, conduce pacatamente. Il suo pianoforte si fa apprezzare a tratti in prima linea, sebbene mai nell'urgenza di spazi solisti, sapiente nelle cuciture dei brani che vedono spesso protagonisti i quattro eccellenti artisti del Quatuor IXI agli archi. Michele Rabbia ha inventiva, sensibilità ed esperienza da vendere e sa centellinare i suoi inserti e sottofondi percussivi nel migliore dei modi, oltre a curare una discreta componente elettronica. In tutta questa bellezza musicale, sale a tratti al proscenio lo stratosferico clarinetto di Gabriele Mirabassi e si resta a tratti attoniti, ricordandosi poi di avere a che fare con uno dei migliori clarinettisti del mondo, anche qui illuminato come quasi sempre. Insomma, un lavoro d'alta scuola, una prova di sensibilità musicale non comune.

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