Celano Jazz Convention 2018 PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Domenica 12 Agosto 2018 00:00


Foto: Fabio Ciminiera



Celano Jazz Convention 2018
Celano - 26/29.7.2018

Quattro giorni di concerti e masterclass hanno costituito la prima edizione di Celano Jazz Convention, il percorso immaginato dal direttore artistico Franco Finucci e sostenuto come mediapartner da Jazz Convention, come svela in qualche modo anche il nome della manifestazione. Quattro giorni che hanno coinvolto, sul palco e come docenti, musicisti del calibro di Paolo Damiani, Marco Di Battista, Rosario Giuliani, Marcello Di Leonardo, Luca Mannutza, Umberto Fiorentino e Gabriele Pesaresi: una "squadra" capace di garantire un livello alto e significativo, sia sui palchi che nelle aule.
La scelta dei concerti ha puntato su due formazioni consolidate come Triology - il trio composto da Paolo Damiani, Rosario Giuliani e Francesco Merenda - e Sonic Latitudes - il duo costituito da Marco Di Battista e Franco Finucci - e su due incontri in trio come quelli che hanno visto la ritmica formata da Gabriele Pesaresi e Marcello Di Leonardo accompagnare prima Luca Mannutza e, il giorno successivo, Umberto Fiorentino.
Due approcci naturalmente differenti. I concerti di Mannutza e Fiorentino hanno messo in evidenza il valore della capacità di interagire sul palco, della conoscenza del linguaggio del jazz, della condivisione del "patrimonio" degli standard, la forza espressivo dell'improvvisazione, intesa come ricerca del risultato desiderato e come possibilità di rispondere agli stimoli del momento. Elementi ai quali, come è ovvio, vanno aggiunte le grandi capacità interpretative dei quattro protagonisti e, quindi, la dimestichezza nel mettere a frutto tutto quanto questo in maniera istantanea.
Scrittura, composizione, scelte timbriche, profonda conoscenza reciproca e continuità nel tempo. Triology e Sonic Latitudes sono formazioni che fanno entrambe leva su un discorso organico e organizzato. Il trio gioca sull'incontro di suggestioni diverse. Innanzitutto l'impasto timbrico di sassofono, contrabbasso e batteria che si affiancano in maniera paritaria alla guida dei brani e alla costruzione della voce del trio: su questo suono, poi, si confrontano ispirazioni e riferimenti che guardano al jazz, alla world music e a certi rimandi classici. Il risultato si muove al confine tra tutti questi riferimenti e utilizza melodie e contrappunti per costruire atmosfere e scenari espressivi: una musica rigorosa nel delineare il suo racconto pur mantenendosi libera da soluzioni precostituite. Sonic Latitudes si concentra sul senso melodico e cantabile: tanto nei temi presenti nel disco omonimo quanto i brani che andranno a fare parte di Taleia, il disco in uscita a settembre a nome di Franco Finucci, rispondono a un criterio molto preciso, vale a dire utilizzare le peculiarità dei due strumenti, gli incastri armonici e la dimensione orchestrale e completa che naturalmente viene proposta da chitarra e pianoforte.
L'elemento di colore del festival è avvenuto sicuramente durante il concerto di Triology, durante la prima serata. Interrotto dopo i primi tre brani da uno scroscio di pioggia, il concerto si è spostato all'interno nella sagrestia della Chiesa Madre di Piazza san Giovanni per continuare in modalità acustica: il trio ha messo così in evidenza la sua capacità di lavorare sulle atmosfere complessive e la sua intenzione di mettere al centro la combinazione tra i suoni. Se lo stile e le peculirità di Giuliani e Damiani sono conosciute da tempo, il contesto "difficile" dal punto di vista sonoro ha dato utleriore risalto alla duttilità e alle intuizioni del batterista Francesco Merenda.
Il percorso didattico è sicuramente il punto di riferimento della rassegna voluta da Franco Finucci. Un percorso in stretta connessione con il programma dei concerti e confluito in un dialogo continuo tra i musicisti docenti e i partecipanti ai corsi: una dimensione rilassata grazie anche ad una scansione temporale pensata per non sovrapporre gli impegni e la scelta di uno spazio davvero molto versatile e ampio come l'Auditorium Fermi. Una prima edizione pensata con attenzione e con una proposta di sicuro spessore: un punto di partenza utile per costruire un percorso di lunga gittata, dove far confluire qualità artistica, impegno didattico, accoglienza e promozione del territorio.

Segui Fabio Ciminiera su Twitter: @fabiociminiera
 
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