JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Yutaka Oyama/Yusuke Shima - Wa Jazu vol. 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Nico Conversano   
Lunedì 04 Febbraio 2019 00:00


JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Yutaka Oyama/Yusuke Shima - Wa Jazu vol. 2

Todoroki Jazz Records - ATHO-4014 - 2018

Yutaka Oyama: tsugaru shamisen
Yusuke Shima: tromba, flicorno, flauto
Jun'ichi Saito: chitarra
Masaki Ootawa: taiko, percussioni


Con il termine "Wa" e il relativo ideogramma che lo identifica, inteso nel suo valore semantico storico, si esprime solitamente un concetto molto ampio di pace e armonia ma, nell'eccezione più comune, si fa riferimento allo stesso Giappone, paese e società la cui cultura è da secoli governata da una filosofia che proprio sull'armonia tra gli individui che lo abitano, e quello tra essi e l'ambiente circostante, poggia le sue fondamenta più solide.
Per estensione, con il termine "Wa Jazu", con cui questo album è stato intitolato, si vuole convogliare l'idea di un jazz suonato e prodotto da musicisti nipponici, o che contenga al suo interno caratteristiche intrinseche della sua tradizione musicale.
Tenendo fede a queste premesse, ad incarnare lo spirito giapponese è la presenza del suonatore di shamisen Yutaka Oyama, laddove l'essenza del jazz è garantita dal trombettista Yusuke Shima, entrambi leader di una collaborazione che, con questa incisione, giunge alla sua seconda prova discografica.
Sebbene tra gli ambiti musicali in cui si muovono lo shamisen (N.d.R. strumento della tradizione musicale giapponese simile ad una chitarra dal manico lungo e stretto, dotata di tre corde e suonata con una sorta di grande plettro chiamato bachi) e la tromba ci siano distanze siderali, Oyama e Shima sono bravi nel ridurre e sovrapporre tali scarti culturali permettendo un dinamico dialogo musicale tra strumenti le cui peculiari caratteristiche sonore si intrecciano a creare un'inedita commistione musicale. Da sottolineare, inoltre, il fatto che Oyama suoni il suo strumento in uno stile denominato tsugaru shamisen il quale contempla una maggiore componente improvvisativa, rendendolo di conseguenza particolarmente indicato per un progetto di tale natura.
Così come era successo nel primo lavoro discografico, la selezione dei brani attinge sia dalla tradizione musicale nipponica (Don Pan Bushi e Kono Michi), o ad essa ispirata (Momiji, Chusetsu), che da quella jazzistica (Autumn Leaves e My Favourite Things), lasciando spazio anche a successi pop come Fragile di Sting o la beatlesiana Here, There and Everywhere.
A completare il mélange di influenze musicali in gioco contribuiscono la chitarra di Saito, portatrice di accenti latini (Club R, Aliento), e le roboanti percussioni taiko di Ootawa, che spesso esaltano le peformance fino a raggiungere una catarsi che evoca antichi tribalismi nipponici.
La musica proposta da Koyama e Shima, dunque, riesce nell'intento di abbattere gli ingombranti confini tra generi e stili spingendosi idealmente ben oltre quelli dell'arcipelago di provenienza.

Link di riferimento:
Teaser trailer "Wa jazu": https://www.youtube.com/watch?v=cTzhuBu4u-A&list=RDcTzhuBu4u-A&index=1
Autumn leaves: https://www.youtube.com/watch?v=8XGMQ4iyDz4
"Wa Jazu" live digest: https://www.youtube.com/watch?v=ZpTLVVYwGH8

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