JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Ryo Hatakeyama. Mosaic Structure PDF Stampa E-mail
Scritto da Nico Conversano   
Lunedì 25 Febbraio 2019 00:00


JAZU: Jazz from Japan. Recensioni. Ryo Hatakeyama. Mosaic Structure

Forward Records - FRW-2365 - 2018

Ryo Hatakeyama: contrabbasso
Ryosuke Asai: sax contralto
Yuko Yoshida: pianoforte
Yujiro Nakamura: batteria



Il ruolo di un contrabbassista all'interno di un band è spesso associato a quello di un timoniere cui viene affidato il compito di tenere la direzione da seguire in modo da consentire un confortevole viaggio al suo equipaggio (in questo caso, i suoi partner musicali), senza perdere mai di vista la meta che ci si era prefissati (la pulsazione ritmica di fondo). Il contrabbassista Ryo Hatakeyama, qui al suo esordio discografico nelle vesti di leader, fa di più: ne traccia anche le rotte componendo la quasi totalità dei brani, alla ricerca di una destinazione che coincida con la sua personale cifra espressiva.
Originario di Kobe, ma formatosi al Berklee College of Music di Boston, Hatakeyama ha deciso che i tempi fossero maturi affinché spostasse il suo ruolo da sideman a titolare di un quartetto tutto suo, dispensatore di uno sfaccettato jazz di originaria matrice bop, che il contrabbassista omaggia nelle sue forme più moderne. La scrittura di Hatakeyama si presenta da subito stratificata e provvista di molteplici livelli di lettura; brani dalle sottili soluzioni compositive che rendono l'ascolto sempre stimolante e foriero di nuove scoperte.
Ad esempio, Two in One, in apertura d'album, esordisce con una linea di basso in 6/4 che si avvicenda ciclicamente ad un 4/4 preso al doppio del tempo base. Nella sua parte centrale dedicata alle improvvisazioni, invece, gli assolo vengono srotolati su una struttura che mantiene l'alternanza tra i due metri, ma in cui il 4/4 suona a tempo regolare, generando così un senso di distensione ritmica.
Il tema saltellante ed ironico di Swanging è suonato su un più ordinario 4/4, che poggia in contrasto su un numero di misure dispari, alla cui linea melodica il leader imprime una rapida accelerazione che coglie di sopresa l'ascoltatore.
L'illusione di un pendolo è data nell'omonimo brano (Pendolum) da un ipnotico 3/4 il cui sostegno ritmico da parte di Hatakeyama è raffinato tanto quanto il pianismo della Yoshida, elegante nella sua combinazione di elementi rarefatti e delicate sospensioni.
Anche le prove solistiche che Hatakeyama si ritaglia in Dance of Thelonious e all'inizio di Autumn Leaves palesano una conoscenza dello strumento ricca di rimandi stilistici e libertà espressiva.
Decisivo per la tenuta dell'album è il suono limpido e incisivo di Asai che si muove con disinvoltura attraverso le linee melodiche pensate da Hatakeyama, esaltandone il carattere sornione e il loro spigoloso incedere. Nello standard Autumn Leaves, in particolare, il sassofonista dà prova di ottime capacità improvvisative lanciandosi in un ispirato assolo animato da un veemente trasporto emotivo.
Sia Eric The Dolphy che Dark Gloomy Room sono sempre cangianti nella suddivisione ritmica dei loro chorus principali costruiti su interessanti intelaiature di basso, mentre il convenzionale 4/4 della placida Hands ci riporta ad una certa regolarità strutturale.
Dopo Tower of Babel, tutta giocata sui cambi di velocità di una stessa figurazione ritimica, e la successiva Phantom, una eterea composizione dove la forma scritta si scioglie in una libera improvvisazione dagli umori free, è la titletrack in chiusura a rappresentare la summa della cifra stilistica esposta sinora dalla scrittura di Hatakeyama: un eterogeneo intreccio di tempi dispari, cambi metrici, accellerazioni e improvvisi rallentamenti.
Il lungo chorus di Mosaic Structure prende avvio da una sequenza di 4/4 e 5/4 che modula brevissimamente su 2/4 per poi spostarsi su un 4/4, seguito da un più rapido 3/4 prima di tornare sul 2/4 e concludersi in 4/4: un auntentico puzzle ritmico di elevata raffinatezza compositiva.
Tale equilibrio tra forma, improvvisazione ed ispirazione, uniti ad una validissima esecuzione dei musicisti chiamati in causa, fanno di questo lavoro d'esordio di Hatakeyama, vero leader pulsante e trascinatore della session, un album destinato a diventare nel tempo un nuovo classico della discografia jazzistica giapponese.

Link di riferimento:
"Mosaic Structure" album trailer: youtube.com/watch?v=x0Obmkrxrmg
Ryo Hatakeyama homepage: ryohatakeyama.com

Segui Jazz Convention su Twitter: @jazzconvention
 
Banner
Banner
Banner
Banner