Cartago-Lenoci-Macchia-Montrone-Signorile-Tarso - Playing Chess Keyboard PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo Del Noce   
Lunedì 06 Maggio 2019 00:00


Cartago-Lenoci-Macchia-Montrone-Signorile-Tarso - Playing Chess Keyboard

Dodicilune Dischi - Ed419 - 2019

Domenico Cartago, Gianni Lenoci, Eugenio Macchia, Bruno Montrone, Mirko Signorile, Danilo Tarso: pianoforte

Autunnale nel mood connettivo, chiaroscurale e serioso nell'impianto formale, Playing Chess Keyboard è un'inusuale produzione che riunisce il talento di sei personalità del pianoforte accomunate dai natali pugliesi, differenziate peraltro da indipendenti carriere e canoni stilistici.
Tutti introdotti dal garante Roberto Ottaviano (animatore della correlata rassegna Nel gioco del Jazz) che paragona la piattaforma dei tasti bianconeri ad «una scacchiera su cui ogni pezzo ha da giocare una mossa essenziale a tutto il gioco; la cronologia dei brani suonati (quasi una metafora di una partita) percorre una traccia a volte sospesa a volte repentina, tra il bianco ed il nero, due opposti apparenti che in realtà, tra loro, si contengono.»
La sequenza esordisce con la discesa in campo di Eugenio Macchia che sceglie di esporre con cantabilità fluente e controllata la frequentatissima cover If I Should Lose You di Ralph Rainger, avvicendata dai ben differenti materiali proposti da Bruno Montrone, che opta per Antonio Carlos Jobim e la sua Caminhos Cruzados, della quale viene bilanciato il temperamento melanconico.
Della monkiana Evidence, l'interprete Danilo Tarso tesaurizza il gusto per la dissonanza e le soluzioni angolose dell'Autore rendendone un misterico ed estraniante clima rappresentativo; non certo banale, anzi opportuno il tributo di Mirko Signorile alla tormentata cometa esistenziale di Luca Flores, dal quale viene ripresa con scandita sintassi la meditativa How Far You Can Fly.
Maestro d'invenzione, il vulcanico Wayne Shorter conferisce ispirazione a due diversi interpreti, nel caso di Eugenio Macchia è un'agile forma scultorea post-moderna a ri-plasmare Pinocchio laddove la scelta di un più ponderato passo di Domenico Cartago conferisce introspettivo respiro ad Infant Eyes.
Ci si approssima all'epilogo nel concentrato ad austero lirismo espresso nella towneriana Celeste (presa in carico da Danilo Tarso) per concludere nella scelta da Carla Bley, la cui And now, the Queen viene concisamente esposta nei toni solenni della misurata sapienza di un umbratile Gianni Lenoci.
Polivocale più che antologico, Playing Chess Keyboard esplicita equilibrio di merito partecipativo ed assortimento interpretativo in una produzione in collettivo indipendente cui ci sentiamo di augurare adeguato quanto ampio apprezzamento.

Link correlati:
Il sito web di Nel Gioco del Jazz: www.nelgiocodeljazz.it
Teaser :www.youtube.com/watch?reload=9&v=shrtENtav04

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