Marianne Solivan and Friends @ Bobby Durham Jazz Camp PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Montano   
Domenica 21 Luglio 2019 00:00


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Marianne Solivan and Friends @ Bobby Durham Jazz Camp
Isola del Cantone (Genova) - 10.7.2019

Il "Bobby Durham's jazz festival", giunto alla quindicesima edizione, ritorna in un'unica sede, Isola del Cantone, dopo alcune annate di concerti itineranti in altri comuni della Valle Scrivia. Come d'abitudine, Massimo Faraò, deus ex machina della manifestazione, riesce a coinvolgere un certo numero di docenti americani, oltre a valenti strumentisti italiani per gli workshop previsti nell'intera giornata per cinque date consecutive
Alla sera si concede spazio all'esibizione dei maestri in formazioni sperimentate o in incontri mai avvenuti prima. Il 10 luglio sale sul palcoscenico la cantante americana Marianne Solivan, nota per le sue collaborazioni con Jeremy Pelt e Christian McBride, insieme ad un quartetto in larga parte italiano, con Luca Begonia al trombone, Mario Castellano al pianoforte, Nicola Barbon al contrabbasso più un veterano di Isola jazz, il batterista Byron Landham.
La Solivan è una buona intrattenitrice. Si impegna a spiegare il significato dei testi delle canzoni, scherza con il pubblico e con i suoi partners, rivelando una verve notevole e una voglia di trascinare gli spettatori dalla sua parte. Non sempre riesce nell'intento, però, anche perché si esprime in inglese, solo in certi frangenti chiedendo aiuto ad una estemporanea traduttrice, e non tutti colgono il senso della sua ironia.
Il repertorio scelto galleggia sull'onda del modern mainstream, passando da brani di impronta boppistica a intense ballad, da ritmi brasiliani a scansioni blues. La Solivan è particolarmente felice in alcuni intermezzi scat, in special modo nella parkeriana Scrapple from the apple. Fra gli altri episodi si segnala un omaggio ad Abbey Lincoln e la latineggiante La Gloria eres tu, in cui si transita dai toni drammatici a quelli suadenti. Fra gli accompagnatori, si segnala Luca Begonia, che non finisce di stupire per la sua crescita come solista. Quando il trombonista riceve il testimone illumina la scena con un uso sapiente della coulisse, un timbro ricercato e terso, con interventi contraddistinti da peso e da sostanza. Al momento Begonia è sicuramente ai vertici fra gli specialisti del suo strumento, almeno nel nostro paese. Castellano e Barbon, a loro volta, si fanno trovare attenti in ogni situazione, rivelandosi versatili e pronti ad affrontare le insidie di pezzi non sempre agevoli, anche perché non previsti sovente nel programma degli standards.
Alla batteria, infine, Byron Landham aggiunge finezza di tocco e rapidità di azione, in virtù di una dote fondamentale per chi suona il jazz, come ha sottolineato in una recente intervista Enrico Rava, l'abilità di saper ascoltare chi gli sta intorno.
Il pubblico abbastanza numeroso, anche considerando la location decentrata rispetto ai circuiti abituali, tributa convinti applausi, in conclusione, ai protagonisti della serata. Per la Valle Scrivia ancora una volta si compie un piccolo miracolo, grazie alla tenacia e alla dedizione di un gruppo organizzativo molto collaudato.

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