Fred Hersch Trio @ Umbria Jazz PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Barin   
Domenica 21 Luglio 2019 00:00


Foto: Gabriele Lugli



Fred Hersch Trio @ Umbria Jazz
Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria, Sala Podiani - 14.7.2019

Fred Hersch: pianoforte
John Hébert: contrabbasso
Eric McPherson: batteria

Prima volta all'Umbria Jazz Festival per il magnifico Fred Hersch ed il suo trio. Due set in una location particolare: la Galleria Nazionale dell'Umbria.
Inutile riassumere le vicende personali e artistiche di un pianista rimasto per diverso tempo lontano dalle luci della ribalta e che, solo ultimamente, lo hanno illuminato conducendolo all'attenzione non solo di chi ascolta jazz. Una gioia pervade il suo pianismo che unisce tecnica, virtuosismo, omaggiando la lezione evansiana, inventando uno stile unico ed inimitabile che scandaglia le disarmonie monkiane fino a lambire la musica classica e condendo il tutto con il suo Erlebnis, il suo vissuto personale.
Il pianista di Cincinnati ripropone, con la solarità di cui è capace, un fantastico secondo set lasciando spazio all'improvvisazione più spregiudicata come testimonia Serpentine in cui, sia Hébert che McPherson, sono pronti a stravolgere il brano. Stuttering, con il suo andamento circolare e la scansione irregolare, disegna l'aura di un brano monkiano con una volontà di giocare con la ritmica e il tema sghembo che guarda al passato.
Blackwing Palomino, altro brano di Hersch, con i suoi accordi modali alterna la maestria del fraseggio con la grazia melodica, da segnalare prima del chorus l'assolo di batteria costruito su continui poliritmi.
Bemsha Swing viene allungata in maniera considerevole, riprendendo gli accordi del tema e costruendo una struttura complessa che omaggia e rilegge il celebre brano monkiano.
Valentine, brano in solo del 2005, è un breve intervento caratterizzato dall'amore per l'impressionismo musicale francese.
Il pubblico applaude calorosamente e vorrebbe ancora qualche piccolo accordo di questo mirabile musicista che ha saputo ritagliarsi il suo ruolo nel pianismo jazz del 900 creando un suo stile, sopratutto con un questa attuale formazione che pare essere dotata di una telepatia misteriosa ed incomparabile tanto quanto lo storico trio di Bill Evans con Scott LaFaro e Paul Motian.

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