Gabriele Fava Group - I Can See the Darkness Fall PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo Del Noce   
Domenica 16 Febbraio 2020 00:00


Gabriele Fava Group - I Can See the Darkness Fall

Dodicilune Dischi - Ed 433 - 2020

Gabriele Fava : sax tenore
Tommaso Parmigiani : chitarra elettrica
Giancarlo Patris : contrabbasso
Marcello Canuti : batteria

Rispetto alle premesse, che dichiaratamente fanno riferimento all'arcaico mondo contadino del nostro Sud, pervaso da ancestrali e oscure paure, riuscirebbe non immediato sulle prime ravvisare collegamenti con le scelte stilistiche la "materia" di cui è costituito il presente album, dal cui ascolto e già in prima lettura si può comunque trarre qualche analogia rappresentativa, sia pure non letterale, con le matrici suddette.
In realtà basato su un più esteso background di riferimenti, in cui antiche ancestralità norrene si spingono ad incontrare miti del bacino ellenico (da cui alcuni titoli), il lavoro trae una più diretta ispirazione a partire dal volume Storia Notturna di Carlo Ginzburg (sottotitolato Una decifrazione del sabba, ed orientato con criteri antropologici allo studio di eurasiatici miti sciamanici).
Facente capo al sassofonista emiliano già forte di affermazioni personali e frequentazioni internazionali, il quartetto è segnato con protagonismo dall'ancia del titolare, che timbricamente e non tanto vagamente potrebbe richiamare il Garbarek prima maniera, pur denunciando matrici alquanto più articolate e sensibilità per il blending, dall'ondivaga chitarra elettrica, fluentemente efficace nelle sue espansioni ondulanti, dal polposo contrabbasso e dal drumming di plumbea lega, funzionali alla resa dei caratteri della soundtrack.
Enfatizzando qualche elemento thriller come nella prima e terza parte di From the Other Hand, o adottando climi onirici come nell'intro di Good Walkers, nel suo sviluppo tra i passaggi più energetici e catartici del lavoro, che trova l'epilogo nella riflessiva e strutturata And the day come, l'ensemble conduce a compimento una sequenza un po' old-fashioned ma di solido idioma, che non palesa di avocarsi ambizioni innovative e vivente entro un sistema di stilemi già consolidati entro l'idioma fusion delle precedenti decadi, riuscendo solido e coerente nel suo programma espositivo.

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