Bravo Baboon - Humanify PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Ciminiera   
Mercoledì 04 Marzo 2020 00:00


Bravo Baboon - Humanify

Auand Records - AU5006 - 2019

Gianluca Massetti: pianoforte, tastiere
Dario Giacovelli: contrabbasso, basso elettrico
Moreno Maugliani: batteria
ospiti:
Carolina Bubbico: voce in Humanify
Simone Alessandrini: sassofoni in Afrodanish e Na Ballad
Francesco Fratini: tromba in Afrodanish e Na Ballad

Dalla ripresa in piano trio rigorosamente acustico di un brano rock all'inserimento narrativo di voci e rumori, dalla dimensione canonica del quintetto jazz ai suoni manipolati elettronicamente e all'utilizzo delle tastiere, dai riferimenti al drum'n'bass e all'R'n'B alle suggestioni proprie della canzone. Gianluca Massetti, Dario Giacovelli e Moreno Maugliani portano tutti questi - e molti altri... - stimoli all'interno di Humanify, una proposta musicale estremamente varia, ricca e sfaccettata, una proposta musicale pronta soprattutto a guardare in ogni direzione per manifestare, come spiega lo stesso trio, l'intenzione di opporsi «a qualsiasi forma di sopruso, razzismo, abuso e mancanza di rispetto verso i nostri simili e verso il pianeta che ci ospita.»
In questo senso, vanno riletti anche il titolo del disco, Humanify, e il nome scelto per la formazione, Bravo Baboon. Ridare centralità all'elemento umano - anche attraverso l'uso delle "macchine" - per raccontare storie e disegnare in maniera sincera il panorama attuale, senza nascondersi anche i passi indietro compiuti dall'umanità. Bravo Baboon è a tutti gli effetti una definizione pungente e ruvida, sarcastica ed esortativa per «apostrofare l'essere umano con un "bravo scemo", dato che anziché evolverci stiamo tornando indietro» in molti settori e, in particolare, nel modo di affrontare la contemporaneità, le sfide che ci presenta e le connessioni tra i vari fenomeni.
Se possiamo dire che nel corso degli ultimi decenni è stato prodotto tutto e il contrario di tutto, la possibilità di affermare un proprio elemento personale si può trovare nella sintesi con cui vengono riutilizzati i vari elementi resi già disponibili dalle esperienze precedenti. Massetti, Giacovelli e Maugliani propongono in Humanify la loro ricerca musicale, una traiettoria in cui i linguaggi e i suoni del jazz si fondono con codici provenienti da altri generi: suoni, inserti elettronici, voci, interventi in post produzione costituiscono l'attrezzatura per superare in maniera drastica barriere e confini espressivi. La possibilità di accendere, spegnere e modulare i vari livelli per cambiare scenario e dare vita a nuove atmosfere si configura come una chiave fondamentale per l'idea che ispira il lavoro del trio. Gli interventi degli ospiti completano il senso del lavoro e danno ulteriore spinta alle intenzioni messe in campo: la combinazione della voce di Carolina Bubbico e di una ritmica frammentata porta in Humanify una carica sferzante che rimanda a territori musicali tra hip hop, soul e nujazz; la dimensione del quintetto rimanda ad esperienze di sintesi in Afrodanish, vicine a certe soluzioni del nuovo jazz britannico, oppure ad una visione più classica in Na Ballad, per quanto si possa usare l'aggettivo "classico" nel contesto variegato e poliedrico di Bravo Baboon.
Le diverse tastiere utilizzate da Massetti e l'alternanza tra basso elettrico e contrabbasso innescano il confronto con le varie stagioni del jazz: naturalmente, infine, va aggiunta l'importanza del dialogo e dell'interplay tra i tre musicisti del trio e la confidenza profonda nell'obiettivo assunto come linea guida per il disco.
Scarti improvvisi e sfumature più delicate conducono dai territori più consueti del jazz ad altri contesti, come si è detto sopra. In una visione aperta, allargata e sempre rivolta a trovare strade verso cui deviare in maniera repentina, la coerenza del trio si rivela nel tenere presente con costanza - con pervicace costanza, verrebbe da aggiungere... - il racconto complessivo della condizione umana, per come la viviamo al giorno d'oggi, come punto di riferimento per condurre i vari movimenti del trio. Un riferimento stringente ma mai asfissiante, utile per tenere insieme i momenti più canonicamente jazzistici e i passaggi chiaramente animati da altre matrici e per far convivere suoni acustici, elettrici ed elettronici.

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