Tower Jazz Composers Orchestra - Tower Jazz Composers Orchestra PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Montano   
Domenica 29 Marzo 2020 00:00


Tower Jazz Composers Orchestra - Tower Jazz Composers Orchestra

Over Studio Records - 2019

Alfonso Santimone: direzione, live electronics
Piero Bittolo Bon: direzione, sax alto, clarinetto basso, flauto basso
Marta Raviglia: voce
Sandro Tognazzo: flauti
Gianluca Fortini: clarinetti
Filippo Orefice: sax tenore, clarinetto, flauto
Tobia Bondesan: sax tenore, sax soprano
Giulia Barba: sax alto, sax baritono, clarinetto basso
Mirko Cisilino: tromba, corno francese
Gabriele Cancelli: cornetta, tromba
Paolo Malacarne: tromba, flicorno
Andrea Del Vescovo: tromba, flicorno
Federico Pierantoni: trombone
Lorenzo Manfredini: trombone
Max Ravanello: trombone
Fabio De Cataldo: bass trombone
Glauco Benedetti: tuba
Luca Chiari: chitarre
Federico Rubin: pianoforte
Stefano Dallaporta: contrabbasso, basso elettrico
Simone Sferruzza: batteria
Andrea Grillini: batteria
William Simone: percussioni

Una big band di 23 elementi, compositori oltre che esecutori, è quasi un lusso per le scene nazionali, dove le orchestre non pullulano sicuramente, per le difficoltà insite nel portare avanti progetti collegati ad un organico ampio. A Ferrara, invece, grazie al sostegno del "Torrione", club benemerito, da anni punto di riferimento degli appassionati della zona e non solo, si può apprezzare l'attività di una resident band così qualificata, formata da tanti bei nomi del jazz nostrano, non strettamente legati al territorio, o perlomeno con un buon numero di "intrusi" (come da titolo di un brano del cd).
A guidare l'ensemble ci sono due (ex) punte di diamante di "El Gallo Rojo", collettivo altrettanto meritoria, impegnata anche come label, ossia Alfonso Santimone e Piero Bittolo Bon. Nelle fila dei fiati troviamo fior di talenti, conosciuti per le loro pubblicazioni di album da leader. Anche la ritmica è decisamente quotata, e, in sovrappiù la voce di Marta Raviglia è un valore aggiunto, e non di poco conto, per tutto l'ensemble.
Il disco contiene quasi ottanta minuti di musica, registrata al Teatro De Micheli di Copparo. Gli autori sono vari, secondo la filosofia del gruppo, enunciata pure nella denominazione che riprende quello della mitica Jazz Composer's orchestra di Carla Bley e Michael Mantler.
Nelle quattordici tracce le sezioni delle ance e degli ottoni realizzano unisoni di peso e di energia o si dividono in botta e risposta oppositivi da cui sbocciano, poi, interventi dei singoli solisti o si materializzano dialoghi costruttivi fra due o più strumenti. La musica, cioè, viaggia su piani paralleli, con il "taglio" del discorso pianistico, spesso destinato a intersecare le due assi portanti, realizzando, in tal modo, uno sbocco comunicativo incidente le due traiettorie. Basso, batteria e percussioni accompagnano con la appropriata dose di calore e di colore, sbizzarrendosi su cadenze più vicine al rock che allo swing. Marta Raviglia, da parte sua, immette un tocco di avanguardia contemporanea nel tessuto ordito collettivamente, prendendo, con la sua voce elastica, note impossibili, oltre l'acuto o elaborando un fraseggio parecchio straniante, molto caratterizzato. Pur essendo costituita da musicisti aperti alla ricerca, al nuovo che avanza, la TJCO mantiene solidi agganci con la tradizione, non solo jazzistica. Si possono distinguere Leonard Bernstein e Duke Ellington come stelle polari, ma anche, più vicini nel tempo, Chris Mc Gregor e la sua Brotherhood of breath e la stessa Carla Bley hanno insegnato qualcosa a Santimone e soci. C'è ancora da rimarcare la tangibile intesa fra i membri dell'orchestra, rodata da un lavoro comune, metodico e costante, e da una analoga maniera di concepire le composizioni e lo svolgimento degli arrangiamenti.
La Tower Jazz Composers Orchestra, in conclusione, si raccomanda come una delle realtà più vitali del nord Italia, quasi un piccolo miracolo in un paese in cui, per maestri come Dino Betti, ad esempio, è difficile radunare i suoi musicisti se non episodicamente, a distanza di lunghi lassi di tempo fra un concerto e l'altro. La convinzione e la tenacia di Bittolo Bon, di Santimone e dei loro partners, cioè, sono riusciti in una vera impresa, degna di essere seguita e sostenuta con la giusta considerazione.

Segui Jazz Convention su Twitter: @jazzconvention
 
Banner
Banner
Banner