Tra Cielo e Terra. Arsene Duevi & Co PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Gennaio 2009 00:00


Foto: Roberta Guzzetti



Tra Cielo e Terra. Arsene Duevi & Co
Lampi: Teatro Binario 7 - Monza, 9.1.2009

Arsene Duevi: voce
Giovanni Falzone: tromba
Papi Moreno: didjeridoo
Roberto Zanisi: steel pan, percussioni
Teté Da Silveira: percussioni
Coro Gudu Gudù


Una serata all'insegna della contaminazione tra generi, ma forse anche qualcosa di più: un viaggio nelle radici africane del jazz. Non si è trattato, però, con questo concerto all'interno dell'ormai ben nota rassegna di musica contemporanea “Lampi”, organizzata dall'attivo ensemble Musicamorfosi, di un viaggio “storico”, un po' sotto naftalina come ce ne sono tanti: a scongiurare il pericolo, oltre all'intrinseca verve del gruppo, la straordinaria tromba di Giovanni Falzone (le sue foto sono state scattate in occasione del suo concerto all'interno di MiTo Settembre Musica 2008), che col suo sfaccettatissimo retroterra musicale ha praticamente inserito tra didjeridoo e djambé un tocco di free, elementi di elettronica, e la sua personalissima, modernissima voce strumentale.
Protagonista indiscussa è stata comunque la voce di Arsene Duevi che, rinnovato griot, ha raccontato storie per il (folto) pubblico presente in sala, non negandosi anche diversi momenti in cui coloro che assistevano al concerto assumevano un ruolo di “secondo coro”, accanto a quello vero e proprio delle quaranta voci che compongono il coro Gudu Gudù, creando un'ottima interazione palco-platea. Dal punto di vista strettamente musicale comunque a spiccare su tutti è stato proprio Falzone, a suo agio davvero (e non è, in questo caso, la solita espressione un po' retorica che si legge spesso) in ogni contesto, forte di una vena inventiva mai esaurita e di un totale controllo dello strumento.
Un incontro eccellente, dunque, che ha prodotto un'ora e mezza di musica coinvolgente e di ottimo livello, senza tralasciare quella semplicità d'ascolto che, senza mai sconfinare nel retorico e nel banale, costituisce tanta parte della fortuna che la musica cosiddetta “world”, specialmente proprio di origine africana, sta conoscendo in questi anni nella vecchia Europa.
 
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