Psico jazz
(presentazione della rubrica)
 

Quando vedo una nuova rubrica o serie di lezioni , la domanda che mi pongo per prima è di solito: " A cosa mi può servire? Perché ci dovrei perdere del tempo attorno?". Non so se anche voi pensate queste cose, ma sicuramente qualcuno sì: del resto, anche se sono uno psicologo e, a tempo perso, un musicista (unisco in un'unica persona due profili di persone un po' strambe già prese individualmente) alcune caratteristiche comuni al resto dell'umanità credo di averle!
Vediamo allora se la Psicologia in generale e la Psicologia della musica (jazz) in particolare possa entrare almeno un po' nel bagaglio di un musicista o appassionato di musica.
Provate a rispondere sì o no alle seguenti domande:

  • Vi è mai capitato di sentirvi Pat Metheny o Sonny Rollins o Keith Jarrett mentre suonate nella vostra stanzetta e Gian Domenico Fracchia davanti a un pubblico?
  • Vi siete mai chiesti perché vi sentite mancare l'aria se state più di due o tre giorni senza suonare?
  • Vi interessa capire su quali meccanismi si fonda l'imparare a suonare, o il leggere la musica?
  • Vi interessa capire cosa scatta in un cervello mentre si improvvisa?
  • Vi siete mai chiesti perché un certo pezzo, o scala, o accordo, vi suonano bene, mentre altri no?
La nostra rubrichetta vuole occuparsi di queste cose, e di altre ancora che possono anche saltar fuori dalla curiosità dei lettori! Quello che va detto è che la Psicologia, in generale, si prefigge di studiare i comportamenti delle persone, partendo da quelle cosiddette "normali", e poi via via quelle "speciali", fino a quelle "diverse" o "patologiche", ed i meccanismi per cui fanno certe cose piuttosto che altre: non ha certo trovato tutte le risposte, come del resto la medicina, o l'astrofisica, ma intanto ci prova.
Ci proveremo anche noi, allora, cercando di farci capire, e di non annoiare.
Piccole istruzioni per l'uso. Ricordate che anche in Psicologia, come in musica, quello che conta è che le persone riescano ed usare le cose che imparano "tagliandosele" su misura, perché siamo sì tutti uguali, ma anche tutti diversi...
Più materiale ho, allora, più cose posso "confezionare". La persona creativa ha di solito molto materiale tra cui scegliere (teoria e tecnica) e lo sa usare in modo personale, originale e nuovo, è questo è ancora più vero in musica, come sappiamo. Se posso esprimere una speranza, quindi, è quella che le persone che leggeranno questi articoli non si accontentino delle risposte già pronte, ma sappiano andare oltre, si pongano insomma delle nuove domande, a cui dare le "proprie" risposte: è un buon modo, credo uno dei migliori, per stimolare la creatività che è in tutti noi (in quasi tutti noi). Buona lettura!

Massimo Miroglio - Jazz Convention Year 2005