| Cecil Taylor & Italian Instabile Orchestra | | The owner of the river bank |
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Enja Enj 9465-2 - 2003
Cecil Taylor: piano
Carlo Actis Dato: bass clarinet
Luca Calabrese: trumpet
Daniel Cavallanti: tenor sax
Eugenio Colombo: flute, sopranino sax
Paolo Damiani: cello
Renato Geremia: violin
Giovanni Maier: bass
Alberto Mandarini: trumpet
Martin Mayes: horn
Guido Mazzon: trumpet
Vincenzo Mazzone: drums, tympani
Umberto Petrin: piano
Lauro Rossi: trombone
Giancarlo Schiaffini: trombone
Mario Schiano: soprano sax, alto sax
Tiziano Tononi: drums, percussion
Sebi Tramontana: trombone
Gianluigi Trovesi: alto sax
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È noto che il free jazz o meglio, per rispettare il pensiero del tempo in cui nasce, la free music non sia una musica propriamente costruita per divertire il pubblico e per competere in popolarità, ma rappresenti una musica, detta alla Morgenstern, ".. prolissa in modo esasperante, verbosa, indisciplinata e caotica .." non aderente ai moduli formali, ma capace, a patto che non la si osservi con gli stessi parametri e criteri tradizionali, di produrre momenti di rara bellezza e di grande intensità. La conditio sine qua non per godere di questo magma sonoro è che ci sia comunicazione tra le parti: l'entropia non deve essere tale da compromettere la possibilità di cogliere il processo creativo e, nel contempo, l'ascoltatore deve essere sufficientemente assuefatto a questa logica, individuando temi, metodi e linee lungo le quali si sviluppa o si addensa il progetto.
Il disco "The owner of the river bank" viene registrato a Ruvo di Puglia, nella celebrazione del decennale dell'orchestra, nel settembre del 2000 e descrive dell'incontro tra due culture quella europea dell'Italian Instabile Orchestra e quella nera afro-americana di Cecil Taylor, famoso esponente della new thing americana degli anni '60. I materiali contenuti nell'opera sono eterogenei, ricontestualizzati, mescolati; le dottrine tayloriane, sono decisamente marcate, ma la percezione delle due anime e delle diverse identità rimane sempre limpida e pulita. La partita, è chiaro, si gioca in un costante equilibrio tra composizione e improvvisazione incondizionata, e porta alla luce le varie personalità e il loro diverso modo di interpretare le indefinite direttive del noto maestro (forse questa libertà è il tratto più bello del disco). Sulle note di copertina si legge "le prove sono estenuanti …perché non avere fin dall'inizio delle linee di note da eseguire, l'indicazione di un ritmo?..", ma la direzione è volutamente anarchica, non vengono mai imposte indicazioni rigide e c'è grande rispetto dei singoli approcci.
Ad una apertura accessibile, leggera e delicata (mov.1) scandita con sorprendente naturalezza e delicatezza di tratto, segue una fase decisamente aspra e forte (mov. 2 e 3), a colori alternati, accesi, caotici e a volte lividi, scanditi in una successione puramente sinusoidale, in cui i momenti più gustosi, di più elevata profondità e decisamente ben più equilibrati, sono risultati quelli delle fasi discendenti. Particolarmente degno di attenzione anche il passaggio centrale, nei movimenti 4, 5 e 6 dove i paesaggi diventano limpidi, rischiarati da interventi velatamente armonici del piano… suoni e armonie nebulosamente usuali si intrecciano in un magma sempre più spiritato dalle invenzioni timbriche e vocali dei musicisti più fedeli alla linea del direttore.. il freddo diventa sempre più bollente.. e periodi di energia irrequieta continuano ad alternarsi a rari attimi di languida meditazione. Decisamente parziali le note di copertina dove vengono narrate le gesta del capo e della sua banda ma poco/nulla viene rilevato sul progetto musicale "The owner of the river bank" e l'Italian Instabile Orchestra… un pensiero, un richiamo, una frase, una parola per fare chiarezza sul disegno musicale, favorire la comunicazione e rendere l'ascolto meno tortuoso per lo spettatore insicuro. Evitiamo che questa musica risulti sistematicamente respinta perché non compresa o accettata con indiscriminato entusiasmo, accomunando artisti e progetti validi a mistificazioni e mistificatori.
.…ai posteri l'ardua sentenza!
Ottavio Saia - Jazz Convention Year 2004