| Andrea Scognamillo Trio | | It’s About Time |
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Splasc(H) - Records CD H942.2 - 2005
Andrea Scognamillo: chitarra
Matteo Addabbo: organo
Massimo Cantini: batteria

Prendendo in mano questo disco la prima cosa che si nota è la formazione. Il trio chitarra-organo-batteria non va più molto di moda, e ci sarebbe da chiedersi perché. Noi invece siamo corsi subito con la mente agli antecedenti illustri di questo ensemble e abbiamo rievocato le storiche coppie Wes Montgomery-Melvin Rhyne, Kenny Burrell-Jimmy Smith, Pat Martino-Don Patterson: grazie soprattutto a loro a partire dagli anni Sessanta si sono scritti capitoli imprescindibili nella storia della relazione chitarra-organo. Un plauso a Scognamillo e compagni, dunque, per questa scelta, per questo richiamo.
Chi pensasse tuttavia che una formazione del genere non possa che ricalcare le orme dei giganti che l’hanno caratterizzata sbaglierebbe; infatti fin dal primo brano, quello che dà il titolo al cd, Scognamillo ci conduce subito verso altre strade, anch’esse nobili e ormai storiche, ma più recenti; e il nome che subito si materializza è quello di John Scofield (anch’egli, peraltro, ha flirtato con gli organisti: si pensi a Don Pullen). E’ questa, ci pare, la più chiara ispirazione del giovane chitarrista, e lo si sente nel suo fraseggiare bluesy e legato che a volte richiama quello di un sax, nel suo suono appena saturato, nelle atmosfere evocate. Ma Scognamillo non delude le attese di chi si aspettava un’immersione nel mainstream, e ci dimostra di avere familiarità anche con un linguaggio più tradizionale: si ascolti l’unico brano “standard” del cd, Evidence di Monk, dove il suo assolo si sviluppa secondo le linee melodiche e ritmiche proprie del bop. Del resto i suoi compagni di viaggio non sono da meno: accompagnano sempre senza strafare, e questo non è poco; Addabbo assiste con vivace presenza i soli del leader, e lui stesso si produce in belle costruzioni improvvisative (si ascoltino ad esempio N.D.M. o ancora Evidence); Cantini dimostra un buon controllo delle sonorità, nonché energiche pulsazioni (specie nel suo Sette trovo). Insomma, c’è più di un motivo per ritenere questo cd un lavoro degno di rispetto. L’unica riserva che esprimiamo è che forse in un solo disco si vuole raccontare troppo; in Sette trovo o in Just Another Little Thing To Say, ad esempio, sentiamo una chitarra dalle sonorità elettriche rinforzate, avvertiamo una saturazione più accentuata, e anche un linguaggio diverso, che ricorda piuttosto quello di un Larry Carlton o dintorni. Anche in questi brani si dimostrano padronanza e inventiva, certo, ma ad uno sguardo complessivo risulta difficile scacciare la sensazione che Scognamillo sia forse troppo preso dalla voglia di trasmetterci tutto quello che sa fare. Troppi idiomi e suoni diversi all’interno di un’unica proposta rischiano di dare all’ascoltatore un’impressione di eterogeneità, e ciò potrebbe non rendere abbastanza merito alle pur valide risorse strumentali esibite. Malgrado ciò, e nell’attesa di sapere qual è il più specifico carattere di questo bravo chitarrista, ribadiamo che It’s About Time è un disco che si ascolta volentieri.
Fiorenza D'Aquino - Jazz Convention Year 2005