Daniele Di Bonaventura
Canto alla Terra

Dodici Lune Dischi - ED 216 - 2005

Daniele Di Bonaventura: bandonéon
Marcello Peghin: chitarra a 10 corde
Felice Del Gaudio: contrabbasso
Alfredo Laviano: percussioni

Canto alla Terra


Canto alla Terra è un disco che contiene gli elementi della natura, i suoni della tradizione popolare interpretati attraverso il gusto della narrazione, della partecipazione emotiva. Elementi che si accompagnano in una stretta fusione durante tutto il disco.
L'interpretazione di Daniele di Bonaventura e dei suoi musicisti diventa, perciò, narrazione, recupero di momenti e di suggestioni. I suoni, i titoli, le immagini della copertina richiamano la radici di una civiltà mediterranea, di una civiltà popolare, che nasce dal lavoro della terra, dal rapporto con gli elementi naturali.
Il lavoro di composizione, operato dal quartetto, e la regia musicale di Daniele Di Bonaventura diventano un lavoro che va ad assottigliare l'intervento, va ad aderire a una visione paesaggistica del mondo. Questo non vuol dire che Canto alla Terra metta in scena il mito del Buon Selvaggio o una visione stantia di un passato idilliaco, tutt'altro. Canto alla Terra racconta, affabula, dipinge sensazioni che provengono dal mondo reale, dalle sue difficoltà e dalle sue speranze. A scandire i passi del racconto sono Marcello Peghin e uno strumento particolare come la chitarra a dieci corde, lo sviluppo dei suoni e dei ritmi offerto dalle percussioni di Alfredo Laviano, il supporto solido del contrabbasso di Felice del Gaudio e il tono, rilassato e accorato insieme, del bandoneon di Daniele Di Bonaventura; a dare la direzione dei brani è un lavoro compatto che usa questi suoni, queste attitudini per creare stati d'animo in cui si mescolano, come alla fine di una giornata di duro lavoro, la fatica e l'orgoglio, la malinconia e la speranza. Un tono crepuscolare inteso nel senso positivo del termine, non decadente, che accompagna lo sguardo al lavoro fatto con i colori caldi, con le luci oblique del tramonto.
Un mondo che attraversa l'allegria e la mestizia con la disposizione di temi immediati e semplici, condotti con attenzione e moderazione. Una semplicità che non è mai banale, che attraverso i suoni riesce ad assecondare sempre le emozioni. I suoni lunghi, come l'interpretazione di Buon Compleanno dove il contrabbasso suonato con l'archetto, come il bandoneon, con le aperture del mantice; le sospensioni delle percussioni e dell'istinto ritmico dei vari musicisti; la purezza cristallina della chitarra e la vena del bandoneon: elementi che arricchiscono i temi di strutture leggere, che danno alle melodie del disco il senso dell'emozione, che rendono il senso di queste composizioni naturalmente pronte ad accogliere e trasmettere i sentimenti.
La qualità migliore del lavoro dei quattro musicisti è nel mantenere costante questo atteggiamento nel corso del disco. Riuscire ad interpretare, a variare, ad avere una dinamica sempre alta di emozioni e intuizioni durante i quasi settanta minuti di Canto alla Terra. La crescita costante e graduale del brano che chiude il disco, una traccia nascosta, che riassume e riprende gli spunti presenti negli altri episodi del disco, come a chiudere il cerchio con l'atmosfera festosa e corale, come a dare una giusta dimensione a tutto il racconto. Ma sono tutti i brani a mettere in mostra il discorso emozionale e condotto con gusto dai quattro musicisti. Un impasto estremamente curato di emozioni che riesce ad alternare, con la massima naturalezza, toni, sensazioni, le luci del racconto.
Melodie sempre ben esposte, la pronuncia e il tono delle improvvisazioni sempre preciso sulle intenzioni del brano: Canto alla Terra si compone di melodie parche, sobrie che permettono ai quattro interpretazioni sentite e partecipi, composizioni che Di Bonaventura, Peghin, Laviano e Del Gaudio misurano con gusto sulle proprie propensioni interpretative, sui suoni dei loro strumenti e sulla particolarità dell'impasto che si viene a creare. É un lavoro nel quale il quartetto riesce ad utilizzare bene le armi a sua disposizione, il colore e il calore di suoni naturali e la vena narrativa degli strumenti e delle attitudini musicali e, soprattutto, riesce a comunicare le emozioni direttamente, con tranquillità.

Fabio Ciminiera - Jazz Convention Year 2006