Mario RodilossoGiulio Risi
EmotionsDeep down where the heart beats no more

IPM - Siae Com 158 - 2006

Autoproduzione - 2005






Mario Rodilosso - Emotions
Shachor



Emotions, di Mario Rodilosso, e Deep down where the heart beats no more, di Giulio Risi, sono due lavori che seguono una strada simile. Un percorso che attraversa generi e stili, una conduzione musicale che si avvale di formazioni differenti e, in alcuni casi, in modo anche estremamente marcato, uno sguardo attento alla forma canzone.
In Emotions e Deep down where the heart beats no more, i rispettivi leader cercano di interpretare la propria visione musicale attraverso stili e generi differenti: dalle sonorità della fusion degli anni '80 e alle atmosfere latin, dal blues al tango, dal r'n'b e alle dinamiche del rock con accenti che, di volta in volta, richiamano il progressive e la ballata, e, infine, la dimensione sonora del jazz, lo swing, l'attitudine all'assolo. Varietà che, nel corso dell'ascolto, propone alcuni scarti decisamente netti come ad esempio, nel disco di Giulio Risi, accade nella successione tra il tango di Passati Presenti e le atmosfere africane e festose di Calipsocongo o, in Emotions, tra il latin di Gilda e le visioni riflessive e malinconiche di Emotions.
La varietà di direzioni musicali viene ad essere ulteriormente messa in risalto dalla varietà delle formazioni che si susseguono nel corso dei vari brani e nella varietà di approccio dei due leader, entrambi pianisti. Si passa, senza soluzione di continuità, da una formazione all'altra, anche, in alcuni casi, all'interno di uno stesso brano; si susseguono ritmiche acustiche, elettroniche o arricchite dalle percussioni; si alternano, alla guida della musica, voci e strumenti dall'approccio molto diverso tra di loro. É evidente come, in entrambi i casi, la varietà sia un risultato cercato da Rodilosso e Risi: la costruzione dei brani e la scelta degli organici sono un chiaro segnale di tale ricerca.
La forma canzone, infine, viene percorsa da entrambi i musicisti. Molti dei brani presentano una struttura ampia e ciclica, con parti ben delineabili come strofe e ritornelli, e le melodie potrebbero accogliere, senza difficoltà, un testo da cantare. Una scelta che Giulio Risi, ad esempio, evidenzia con la versione de La Fata di Edoardo Bennato e musicando una poesia di Dino Campana, in Song for Carmelo Bene; Mario Rodilosso utilizza, analogamente, la struttura della canzone in Dear Mama, brano che apre il lavoro e al quale manca solamente il testo per essere a tutti gli effetti una canzone; Rodilosso, inoltre, procede, anche negli assolo, con linee cantabili e mette in evidenza una visione melodica lineare ed ampia in tutto il corso del disco.
Due dischi resi simili dalla medesima attitudine a muoversi in direzioni diverse. La ricerca di molte soluzioni possibili all'interno di un disco, sia dal punto di vista sonoro che interpretativo, per dare vita ad episodi anche sensibilmente differenti tra loro, per esplorare, senza timori reverenziali, generi e sonorità.

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