Antonello Messina
Aziyz

Dodicilune – Ed225 – 2006

Antonello Messina: fisarmonica, bandoneon, piano, synth
Fabrizio Bosso: tromba, corno
Luca Lo Bianco: basso
Ettore Fioravanti: batteria

Special Guests:
Peppe Voltarelli: voce
Fabio Rizzo: sassofono

Aziyz


“Aziyz è figlio della strada, scritto e trasudato tra un concerto e un altro. E’ un doveroso saluto, ai luoghi al tempo, alla gente di Sicilia. Questo disco ha la singolare particolarità di non voler aggiungere nulla a quanto non sia già stato detto: è solo un atto privatamente dovuto”. Così, nelle linear notes di questo suo primo lavoro, Antonello Messina descrive la genesi di Aziyz, e difficilmente si potrebbero trovare parole migliori per parlarne. Il disco è un omaggio alla Sicilia, sì, ma prima di tutto è un omaggio alla musica, e al jazz: tutti i brani del disco sono composti dal fisarmonicista, tranne L’Orologio Americano, un omaggio alla musica e all’ispirazione di Ivano Fossati, che si distende in una trasognante introduzione di pianoforte – suonato dallo stesso Messina, che si rivela un attentissimo pianista con una vena lirica di tutto rispetto – che si trasforma dopo poco in una danza leggera e vibrante in 3\4, dolcemente sostenuta da uno splendido Ettore Fioravanti. Altra eccezione all’originalità delle composizioni è Waltz for Debby, una delle composizioni più note di Bill Evans: anch’essa vede il musicista nostrano destreggiarsi tra i tasti bianchi e neri, costruendo una rilettura originalissima e profondamente intrisa di italianità di uno dei brani più suonati di sempre nel jazz.
Tutti i cinquantacinque e rotti minuti di musica, del resto, non sono altro che un omaggio al jazz: brani sapientemente costruiti con grandiosi intrecci timbrici tra la fisarmonica – o il bandoneon – e la tromba – o il corno – di Fabrizio Bosso, come in Schaan, il brano che apre l’album, o nella stessa Aziyz, dove ancora una volta la conoscenza della musica etnica si intreccia con una ricchissima ricerca timbrica e ritmica.
A chiudere invece il disco c’è Milonga, delicato omaggio alla tanguedia di Astor Piazzola, però filtrata attraverso la voce di Peppe Voltarelli, che incredibilmente crea una sorta di incrocio tra la musicalità argentina e alcune cose dei migliori Avion Travel: ancora una volta, allora, abbiamo molte radici musicali diverse, che si influenzano a vicenda, si compenetrano e si esaltano.
Un inizio di carriera – discografica, perché concertisticamente Antonello Messina si è già imposto sulla scena italiana da molti anni – davvero sfolgorante. E non è vero, o non del tutto almeno, che questo disco non ha nulla di nuovo da aggiungere. Aggiunge un nuovo modo di incrociare gli stili musicali, un modo che è di Antonello Messina e di nessun altro.

Diego D'Angelo - Jazz Convention Year 2007