Gionni Di Clemente
Danza degli Spiriti

Dodicilune Dischi – Ed 227 – 2006

Gionni Di Clemente: chitarre, sitar, oud
Elmer Schafer: sassofoni, clarinetto basso
Graziano Caproni: pianoforte, fisarmonica, tastiere
Emiliano Macrini>: contrabbasso
Morgan Fascioli>: batteria, percussioni

 Danza degli Spiriti


Danza degli Spiriti è l’album di debutto dell’ensemble di Gionni Di Clemente. Il virtuoso chitarrista pugliese, che alla chitarra classica alterna il sitar e l’oud, considerato dagli arabi il sultano degli strumenti musicali, è qui accompagnato dai sassofoni e dal clarinetto basso dello svizzero Elmar Schafer, dal piano di Graziano Caprioni, dal basso di Emiliano Macrini e dalle percussioni di Morgan Fascioli. La sempre continua ricerca musicale e culturale che ha da sempre portato Di Clemente ad interessarsi alle diverse tradizioni etniche sembra trovare in questo quintetto la sua naturale collocazione in cui vengono miscelati ritmi della cultura araba, balcanica e indiana passando per il jazz e la fusion in suggestivi momenti che ci riportano alla mente le atmosfere degli Oregon, dove Ralph Tower viene non a caso citato insieme a Egberto Gismondi come uno dei riferimenti artistici. L’album, composto da dieci brani, tutti originali, per quasi un’ora di eleganti melodie, è un perfetto viaggio musicale che tocca diverse aree geografiche, dai paesi mediterranei all’India, ma che non si può certamente sminuire etichettandolo come world music. È più che altro un mix di suggestivi sapori e atmosfere che via via ci accompagnano all’ascolto, impreziositi dall’uso di strumenti tradizionali mai comunque banali o forzati. Ed ecco dunque passare dal jazz del brano d’apertura Cliff of Moher, all’atmosfera più malinconica Musica, dall’omaggio di Epitaffio a Nick Drake, altro riferimento musicale del leader, fino alle più arabeggianti Afida e Jorma. Danza degli spiriti è senza dubbio un piccolo capolavoro sia per gusto che per le qualità degli interpreti, dove finalmente alla tecnica individuale viene preferita la volontà e il piacere comune di creare qualcosa di gradevole e raffinato mettendo da parte inutili virtuosismi, caratteristica (ahinoi) sempre più difficile trovare nelle produzioni moderne.

Luca Labrini - Jazz Convention Year 2007