Mauro Campobasso - Mauro Manzoni
Transitions

Dodicilune – Ed235 – 2007

Mauro Manzoni: ance, legni, percussioni, electronic devices
Mauro Campobasso: chitarre, drums and samplers programming, electronic devices
Cecilia Finotti: voce
Pier Mingotti: basso
Alfredo Laviano: batteria e percussioni
Stefano Paolini: batteria

Transitions


Con Transitions (prodotto dall’etichetta leccese Dodicilune) prosegue la fruttuosa collaborazione tra il chitarrista tarantino Mauro Campobasso ed il sassofonista bolognese Mauro Manzoni.
Il disco segue, a distanza di due anni, l’ottimo Punto Zero – uscito per la Splasc(h) – ed è basato in buona parte su un progetto commissionato nel 2005 dal Metastasio Jazz Festival di Prato e intitolato “Chaplin in Jazz”, riguardante la sonorizzazione di due pellicole di Charlie Chaplin, Easy Street (1917) e Shoulder Arms (1918).
Il materiale, scritto da Campobasso e Manzoni, è stato rielaborato ed organizzato in due suite intervallate da un brano cantato da Cecilia Finotti, in passato già collaboratrice del duo e autrice dei testi: “The Passage” è la chiave di volta di un disco che scorre come un unico flusso sonoro di ampio respiro.
Interferenze e rumori urbani campionati si mescolano a suoni sintetici e alle sovra-incisioni contrappuntistiche degli strumenti secondo un modello stilistico che abbraccia la musica da film (due tracce sono dedicate ad Howard Shore, compositore prediletto dal regista canadese David Cronenberg per le colonne sonore dei suoi film), György Ligeti, il jazz contemporaneo di matrice scandinava ed il trip-hop, ma anche il folklore dell’Est europeo, l’ambient music e tracce di influenze dal Gateway Trio.
Tutto questo è Transitions, un lavoro collettivo sulla ricerca di atmosfere in continuo mutamento: gli interventi solistici di Manzoni e Campobasso passano in secondo piano rispetto alle suggestioni evocate dagli impasti d’insieme (a proposito: il disco conta anche sul contributo di Pier Mingotti al basso, Alfredo Laviano alla batteria e percussioni e Stefano Paolini alla batteria) e la musica scivola con fluida naturalezza da episodi rarefatti ad altri carichi di forte tensione ritmico-armonica. Transitions è in definitiva un disco al quale abbandonarsi completamente, chiudendo gli occhi per farsi trasportare in un viaggio immaginario del quale si conosce il punto di partenza ma non quello d’arrivo.

Roberto De Virtis - Jazz Convention Year 2007