The Joe Locke Quartet
Sticks and Strings

Jazz Eyes 003 – 2007

Joe Locke: vibes
Jonathan Kreisberg: electric & acoustic guitar
Jay Anderson: bass
Joe La Barbera: drums

Sticks and Strings


A due anni dal successo di “Rev.elation”, il disco dedicato alla musica di Milt Jackson, rimasto per otto settimane in cima alla classifica di Jazz Week, Locke torna in studio con un nuovo quartetto per realizzare un disco pulito ed essenziale, coerente con la sua passata produzione. “Sticks and Strings” approfondisce il dialogo di Joe con uno strumento rimasto finora abbastanza a margine della sua musica: la chitarra. Gli effetti del binomio con Jonathan Kreisberg sono molto positivi: il giovane chitarrista favorisce il senso della costruzione melodica alla tecnica esasperata e proprio questo ‘self-control’ si riflette sull’approccio di Locke, più misurato del solito, evitando così la ‘contest’ a tutti i costi tra i due.
L’altra “metà del cielo” di questa coppia di “sticks and strings” (“bacchette e corde”) è formata da un contrabbassista molto richiesto come Jay Anderson e dal sempre geniale Joe La Barbera (che molti ricorderanno nel trio di Bill Evans con Marc Johnson): entrambi agiscono in modo discreto ma sempre molto concreto, in una situazione di ascolto reciproco e dialogo costante con gli altri musicisti.
Sotto il profilo compositivo Locke alterna qualche ‘zona d’ombra’ ad episodi più felicemente ispirati. Le ballad sono rassicuranti, ottimamente congegnate – fin troppo, direi – e alimentano il sospetto che le sequenze melodiche e armoniche siano un po’ troppo artificiose, fatte apposta per strappare l’approvazione e le simpatie dell’ascoltatore (è il caso di “Sword of Whispers” e “A Word Before You Go” che ha quasi il sapore di una rock-ballad un po’ stucchevole). Fresche e frizzanti le up tunes “The Rosario Material” e “Appointment in Orvieto”, ma soprattutto “Terzani”, dedicata a Tiziano Terzani, lo scrittore scomparso nel 2004, del quale Locke si è ‘innamorato’ leggendone i libri. Nulla da eccepire sull’esecuzione: siamo a livelli davvero alti. Locke scivola sul vibrafono con fraseggio squisito ed incanta con quel suo timbro morbido e rotondo, molto riverberato, in “Time like the Present” (di Anderson) e negli standard (“All Of You” e “I Fall In Love Too Easily”). In chiusura un blues di La Barbera dal titolo sibillino: “Sixth Sense”. Che il vecchio Joe avesse già previsto il successo del disco?

Roberto De Virtis - Jazz Convention Year 2008