Leonardo Radicchi Arcadia Trio – Don’t Call it Justice

Leonardo Radicchi Arcadia Trio - Don't Call it Justice

AlfaMusic – AFPCD198 – 2019






Leonardo Radicchi: sassofoni, composizioni

Ferdinando Romano: contrabbasso

Giovanni Paolo Liguori: batteria

Marco Colonna: clarinetto basso

Tommaso Iacoviello: tromba

Angelo Olivieri: tromba

Gabriele Ricci: corno francese

Andrea Angeloni: trombone

Pierluigi Bastioli: trombone basso




Passione e politica, jazz e rabbia, sono i due binomi alla basa della musica di Radicchi (Our Anger is Full of Joy). Un sax aperto al sociale, invettive di suoni contro le ingiustizie e le disuguaglianze (Don’t Call It Justice). Latrati munchiani per svegliare le coscienze intorpidite dai jingle delle fake news (Stop Selling Lies). Non è Archie Shepp e neanche Woody Guthrie con lo strumento sbagliato e, crediamo, non l’abbia mai voluto essere o immaginato. È, forse, un operaio sociale – come si diceva un tempo – che presta il suo servizio a colpi di sax sostenuto da un drumming discreto e martellante e da un contrabbasso puntuale e preciso come una goccia che buca menti chiuse e rocciose. Non è semplice affrontare un intero disco avendo fede solo nei propri polmoni con contrabbasso e batteria che mordono impietosi. Radicchi ci riesce con l’Arcadia Trio, e grazie anche alla forza delle sue idee che lo aiutano a spingere sempre in avanti l’asticella dell’improvvisazione, probabilmente alimentata dalla tensione emotiva politica e sociale. Le sue storie sono radicali, si nutrono di presente e bruciano l’attimo; le estremizza in Salim of Lash aggiungendovi il contributo stridente e dolphiano del clarinetto basso e ne costruisce una storia collettiva con il corale e polistrumentale Utopia. Don’t Call it Justice è un disco duro e crudo, diretto come un cazzotto ma dolce nella sua melodiosa cantabilità. Per palati fini!




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