Silvia Bolognesi – Jungle Duke

Silvia Bolognesi: contrabbasso
Emanuele Parrini: violino
Emanuele Marsico: tromba, voce
Tony Cattano: trombone
Guglielmo Santimone: pianoforte
Sergio Bolognesi: batteria
special guest:
Nick Mazzarella: sax contraltoa

Caligola Records – 2025

Silvia Bolognesi riunisce un settetto di quotati musicisti italiani con cui, peraltro, vanta una lunga consuetudine, e affianca loro il sassofonista Nick Mazzarella, esponente di spicco della nuova scena di Chicago, per produrre un omaggio all’arte di Duke Ellington, riprendendo composizioni degli anni venti e trenta, quando era in auge il cosiddetto Jungle Style. Questo tipo di definizione va ad inquadrare una musica che richiamava i suoni esotici della giungla africana, e si prestava benissimo ad essere ballata nei locali di moda dell’epoca.

L’album è formato da una introduzione con The Mooche, ripreso altre 2 volte all’interno del cd, a cui segue Black and Tan Fantasy e la prima delle tre Impro, composizioni originali ad opera dei musicisti della band, Cattano, Parrini e Bolognesi. Successivamente si aprono due suite, che contengono altri pezzi del Duca e dei suoi collaboratori, la “Dreaming suite” e la “Jungle suite”, oltre ai brani originali, denominati appunto Impro, a firma degli autori prima indicati.

Nell’ottetto si impongono le voci ed i colori black, con le sordine protese verso dei “wah wah” estremamente caratterizzanti, dei due ottoni. Il trombettista Emanuele Marsico è anche cantante “old fashioned” ,in alcuni frangenti, dallo scat penetrante, ed il trombonista Toni Cattano è dirompente ed esplosivo, in virtù di un timbro sporco, del suo strumento, di sicuro effetto e di un fraseggio bene articolato, vintage ma non impolverato dal tempo. Nick Mazzarella, inoltre, è in primo piano soprattutto in Creole love call. Qui il sassofonista americano dà il cambio al trombettista, che ha già scaldato a dovere l’atmosfera, per prodursi in un solo travolgente e luccicante, impregnato nel blues, fra un profluvio di note e tanta sapienza espressiva.

Il violino di Emanuele Parrini, poi, è un catalizzatore di energie positive. Quando entra in gioco lui, infatti, fa salire il livello della proposta, grazie al suo linguaggio contemporaneo così legato, però, al jazz degli albori.

Piano, basso e batteria realizzano un accompagnamento abbastanza in linea con la tradizione, concedendosi poche licenze, cioè. La Bolognesi e Santimone, bella scoperta, quest’ultimo, si esibiscono, iinoltre, in interventi in solo di chiara rilevanza, parecchio risolutivi.

Questo disco, in soldoni, restituisce smalto ad un certo numero di classici di Ellington, ripreso, con il suo parlato, in alcuni incisi.
Francesco Martinelli, nelle note di copertina, cita Mengelberg, Rudd, Lacy e Mangelsdorf come modelli di riferimento nella riproposizione del repertorio ellingtoniano da parte della bassista toscana. In realtà la Bolognesi ha lavorato di meno sul piano della reinterpretazione rispetto ai grandi nomi del free dianzi citati. E’ stata, cioè, più fedele al carattere originale dei pezzi, maggiormente filologica, concedendosi tre impro in cui sbizzarrirsi, cercando, però, di omologare queste tracce al suono ed alla specificità delle altre composizioni.

“Jungle Duke”, in conclusione, è un album che può incontrare il favore dei modernisti, e pure i gusti dei fan del band leader afro-americano, che non troveranno nessuno stravolgimento, nessuna rivisitazione troppo spinta in avanti, di una serie di motivi che fanno parte, a buon diritto, della Storia del Jazz.


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