Hakan Basar: pianoforte
Michelangelo Scandroglio: contrabbasso
Bernardo Guerra: batteria
Red Records – 2025
Hakan Basar è un giovane e talentuoso pianista turco. Inutile nascondere il fatto che il suo futuro e la sua crescita tecnica dipendono tutte dalla sua capacità di migliorarsi. Marco Pennisi, patron della Red Records crede in lui – e non ha torto -, così tanto che gli ha prodotto e pubblicato il suo nuovo lavoro intitolato Maiden Voyage. il pianismo di Hakan Basar guarda molto ai maestri d’oltreoceano, al sound afroamericano che ci riporta ai vari Monk, Evans, Peterson, McCoy Tyner, Hancock, e anche al francese Petrucciani. Lo fa, però, in questo disco, con una moderata e ponderata vena esecutiva. Non c’è più la foga dei primi tempi, quella di dimostrare un sapere assimilato e di urgente espressività. Il suo pianismo è caldo, melodico, dai caratteri post bop, con una presenza del ritmo incessante e caratterizzato dal suo background culturale a metà strada tra l’Europa e l’oriente. È lì, in quel suo background che si intravedono spazi di originalità e di un ulteriore apporto di suoni se non nuovi, inusuali almeno per il jazz. Un carattere solare, levantino, che manca alla grana afroamericana. Dunque Maiden Voyage è allo stesso tempo lo specchio del suo modo di essere jazzista, attraverso le composizioni dei “maestri”, e dall’altro farsi conoscere come compositore in nuce, qui con il brano Compassion, unico originale tra gli otto pezzi che contiene il disco. Nel trio gli suonano accanto Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra, alla batteria, due jazzisti che sembrano calzare a pennello con la sua personalità musicale. Chloé Meets Gershwin di Petrucciani inaugura l’ascolto. L’esecuzione di Basar è più ponderata e meno aggressiva rispetto a quella del pianista francese. In Wheatland si conferma con lo stesso atteggiamento, rinunciando a una successione continua di note e alleggerendole con gli apporti precisi di basso e batteria. L’assolo di Scandroglio in Lotus Blossom si offre come un gioiello, orientale, per far si che Basar tratti il pezzo con leggerezza, armonia e senso del tema. Dopo di chè il trio si getta a capofitto in Bolivia di Cedar Walton prima di omaggiare il suo Hancock con Maiden Voyage. La dura prova arriva con il modale Inception di McCoy Tyner. Qui Basar non si risparmia in dinamica ma cerca di tenere la barra melodica sempre dritta ed essere coerente con la sua idea di pianismo rispettando la musica di un genio. In Full House di Wes Montgomery si lancia verso sonorità più funky, sostenuto con forza dalla sezione ritmica. Il pezzo precede l’originale Compassion, il compendio artistico di Basar e, forse, la sua stella polare.
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