Gato Barbieri: sax
Franco D’Andrea: piano
Giovanni Tommaso: contrabbasso
Pepito Pignatelli: batteria
Red Records – 2025
Dopo il primo volume la Red Records propone il secondo atto, (1968), di una serie di concerti di Gato Barbieri “persi e ritrovati”, come recita il titolo stesso. La formazione presente in questa registrazione è la stessa del disco precedente con Franco D’Andrea al pianoforte, Giovanni Tommaso al contrabbasso e Pepito Pignatelli alla batteria. Una sezione ritmica importante per un sassofonista che in Italia stava portando per quei tempi innovazione e modernità. Gato Barbieri lo si ascolta al top della sua espressività, in quel momento, inventivo e con Coltrane sempre meno aderente alla sua sagoma di jazzista. Le sue sfuriate, gli echi latini, tingono di originalità le interpretazioni degli standard fornendo una versione personale e punti di vista diversi a composizioni dal notevole appeal. Il disco si apre con Jayne di Ornette Coleman. Il sassofonista argentino la rigira, ne stressa i limiti attraverso un atteggiamento improvvisato e focoso. Con Anthropology di Charlie Parker si cala totalmente nell’atmosfera bebop con una versione forzuta, ripensata e allo stesso tempo vibrante. Anche la sezione ritmica, come in tutti i pezzi, lo segue efficacemente in queste sue avventure sonore, per molti sconosciute, usufruendo anche della perizia di un D’Andrea mai domo. Cambia il giro con un altro standard, la bellissima New Rhumba. Barbieri l’affronta con piglio deciso, dove emerge la sua natura latina e la capacità di dargli un’anima diversa. Anche ‘Round About Midnight usufruisce di un trattamento particolare, con le sue atmosfere umbratili e la spontaneità esecutiva di Barbieri. Subito dopo arriva il pezzo forte, Gato Blues. Una sua composizione profonda, vissuta, ai confini temporali del bop. Ritorna una seconda volta Monk con Epistrophy. Qui Barbieri scompone il brano e lo ripensa improvvisato e aggressivo. In Search Of The Mystery è il suo secondo pezzo presente nel disco. È un Barbieri che si spinge in avanti, verso nuovi suoni, approcci e orizzonti. Questo secondo importante e imprescindibile documento sonoro si chiude come si era aperto con Ornette Coleman di When Will the Blues Leave. Si sa che Barbieri con il blues non si tira indietro e questa è una versione degna di lui.
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