Gianni Coscia: fisarmonica
Tuk Musik – 2025
Non c’è tensione nella musica di Gianni Coscia; solo gioia, felicità, rilassatezza e quell’aura da festa popolare consumata davanti a un focolare al calare della sera o nella penombra di una vecchia osteria. Si sta parlando di musica alta e dalla profonda natura popolare. Un’operazione raffinata la sua, che recupera le proprie radici culturali – Ritratto di mio padre -, di un sapere altrimenti andato perduto e, allo stesso tempo, introduce l’ascoltatore ad una passione personale forte e primigenia: il jazz. Nel suo dna pentagrammato ci sono walzer, tanghi, milonghe, Gorni Kramer, Louis Armstrong, Duke Ellington, Stan Kenton, Monk, il jazz della west coast, Milva, Guccini, Gianluigi Trovesi e poi dischi come Radici, In cerca di cibo, La Bancarella e in ultimo il nuovo e splendido la Violetera. Un disco che altro non è se non una trasposizione di suoni, emozioni e tradizioni insite nel suo e nel nostro patrimonio musicale (Valzeretto). Quel mondo, arcaico, rurale e preindustriale, che attraverso la mediazione, anche tecnica, di Coscia incontra il grande pubblico e diventa universale (Tributo a Frumento). Basta la fisarmonica per far festa: il suono ampio, colorato e orchestrale che riesce a tirar fuori dallo strumento serve a coinvolgere, attrarre, invitare e riempire ogni spazio vitale (Dove andranno a finire i palloncini). Il novantaquattrenne musicista alessandrino ha riassunto in solo, con un’unica e fluviale performance, la musica di una vita, e la vita stessa (Sigla 1950). È il grande romanzo di Gianni Coscia, un viaggio nel tempo che attraversa due secoli per raccontare la sua storia e forse anche la nostra.
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