Rino Adamo: violino, elettronica
Claudio Riggio: chitarre, elettronica
Giancarlo Schiaffini: trombone
Marco Ariano: batteria, percussioni, monometalchord, elettronica
my lab – 2025
Rino Adamo e Claudio Riggio, dopo il disco “Ad agio” proseguono la loro collaborazione coinvolgendo due musicisti votati alla ricerca, personaggi di riferimento dell’avanguardia jazzistica e contemporanea, quali Giancarlo Schiaffini, voce storica del trombone free europeo ed il meno noto, ma non meno aperto alle avventure artistiche, Marco Ariano, percussionista, sperimentatore, interessato ai linguaggi multimediali e a tutto quanto vada oltre le regole codificate dalla prassi comune. L’incontro fra i quattro improvvisatori avviene in “Uno spazio” delimitato, che viene popolato dalle loro intuizioni, dalle loro invenzioni, nel tentativo di costruire una comunicazione fra gli oggetti (gli strumenti), libera da qualsiasi vincolo di tonalità, di armonia o di ritmo.
Il cd presenta 15 capitoli completamente improvvisati, di durata variabile, da un minuto e mezzo ai cinque. In queste “stanze” si materializza un dialogo privo di certezze, di punti di appoggio, di un tracciato da seguire, concordato, magari, strada facendo. La chitarra propone strappi e stoppate in obliquo, note trattenute o allungate, segnando, in qualche modo, i confini estremi di una sequenza di scomposizione e di ricomposizione di un timbro e di un eventuale tema (se ce n’è uno…). Schiaffini fa un uso sapiente della sordina ed esibisce il solito campionario di growl contemporaneo, con veri e propri barriti puntati in alto e con grappoli di note gravi, cupe ed errabonde, filtrate dalla campana di ottone. Adamo espone un fraseggio zigzagante, appuntito. Il violino volteggia nell’aria, esibendo sfregamenti, sibili e contrastanti accenni ad un lirismo sfibrato E’ una seconda voce solistica, ammesso e non concesso che a Riggio spetti il ruolo principale di regia, di guida teorica e (dis)armonica del gruppo. Ariano percuote i suoi strumenti non cercando di creare un ritmo riconoscibile, quanto di realizzare una cadenza adatta a creare un ambiente sonoro dove ci sia un battito ossessivo in primo piano o sullo sfondo, molto caratterizzante. Un battito, si badi bene, non un tempo, qualsivoglia, definito.
C’è comunicazione, intesa, fra i quattro compositori istantanei? Si può affermare di sì, se si considera che ognuno possiede un determinato linguaggio, congruente con i partners, ed è portato a cercare in qualsiasi maniera un interplay, anche faticosamente, non sempre con facilità, insomma.
Rino Adamo, in un’intervista, ha dichiarato di essere interessato, come violinista, ad incunearsi in quella zona situata fra il suono e il rumore. In questo caso siamo più vicini all’area del rumore provocato che a quella del suono (prendendo questo termine nella più ampia accezione), senza che questo significhi stiilare un giudizio aprioristicamente negativo su questa operazione, ben inteso.
Inevitabilmente, a conti fatti, l’album può incontrare il favore di quanti siano aperti ad ascoltare l’insolito, l’inconsueto o l’inaudito. Chi cerca, invece, nella musica, il bel suono, l’incantevole melodia, un qualche genere di sentimento, sotteso alle note, deve rivolgersi altrove. “Uno spazio e quattro oggetti” parla, infatti, e convintamente, ad un altro genere di ascoltatori.
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