Maria Pia De Vito: voce
Roberto Taufic: voce, chitarra
Huw Warren: pianoforte
Roberto Rossi: voce, batteria, percussioni
Chico Buarque: voce
Monica Salmaso: voce
Parco Della Musica Records – 2025
Il lavoro che da anni sta portando avanti Maria Pia De Vito ha un valore estremamente importante. Il cercare di avvicinare due culture musicali popolari attraverso un sincretismo sonoro che va dal folk al jazz alla musica popolare sia brasiliana che napoletana. La nostra cantante è da tempo impegnata su questo fronte non solo esclusivamente sudamericano ma anche nell’ambito della vasta cultura musicale mediterranea. Buarqueana, suo ultimo disco, che ha come protagonista il cantante e compositore Chico Buarque, rientra in quello che si è detto prima. Tornando indietro nel tempo, sette anni fa, la De Vito aveva pubblicato un altro disco che prendeva in esame attraverso il filtro napoletano, la musica popolare brasiliana. Anche in quello, come in questo, duettava con Buarque. Qui la cantante napoletana traduce e reinterpreta quindici composizioni di Buarque in dialetto napoletano. Gli sono accanto gli stessi musicisti di Core Coracao quali Roberto Taufic alla chitarra, Huw Warren al pianoforte e Roberto Rossi alla batteria e percussioni. Buarqueana è un disco immaginifico, pieno di colori e poesia. Le parole in napoletano sono completamente aderenti alla musica e al significato del testo originale. La De Vito ha creato, assieme a Buarque una sorta di magia rendendo la cultura partenopea ancor più di un qualcosa che travalica nel suo particolarismo i confini geografici superati per farsi mondo. La voce della De Vito esercita un ruolo importante con il suo andamento raffinato, pieno di grazia e delicatezza, che culla le parole addolcendo il già zuccheroso lignaggio portoghese dei brani. Naturalmente è Buarque ad aver creato delle canzoni perfette sia formalmente che sotto l’aspetto sonoro e la De Vito conscia di questo ha aggiunto femminilità, sensibilità, liricità e profondità interpretativa. L’apertura del disco con Parola primma (Uma Palavra) argomenta appieno l’essenza stessa del disco: la parola come contenitore di storia, identità sociale, linguaggio e trasmissione orale. Choro Bandito invece rappresenta quel sincretismo tra due mondi popolari che la cantante persegue felicemente da tempo. Con Almanacco (Almanaque) si entra direttamente nel popolare, nei vicoli dovesi esaltano parole, suoni e voci. In Maninha entra in scena la voce di Chico Buarque. Il dialogo a due è di sublime bellezza. Domina il portoghese come lingua e dolcezza di una narrazione tra amici al chiar di luna. Più politica è Amico Mio (Mu caro Amico), un pezzo “epistolare” che tra storie di calcio, sole e musica si cercano di accantonare i soprusi umani di una malefica dittatura. Anche in ‘O Cunto D’Angelica (Angelica), Buarque assieme a la De Vito ritorna alla politica questa volta con una storia ancora più triste di morte e sparizione. Con Valsa contro ‘o tiempo (Valsa Brasileira) entra in scena la voce profonda di Monica Salmaso. Si cantano i sentimenti, le passioni e un mondo che vive in penombra – Scartavo ‘e journe jute senza ‘e te vedé -, dipinto su una quinta squarciata da una luce caravaggesca. E meno male che c’è la Samba e Ammore (Samba e Amor) come remedio malorum delle nostre e loro vite.
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