Simona Premazzi: pianoforte
Kyle Nasser: sax tenore, sax soprano
Noah Garabedian: contrabbasso
Jay Sawyer: batteria
Origin Records – OA2 22239 – 2025
La ricerca dell’equilibrio tra tradizione e personalità è senz’altro una delle questioni fondamentali del jazz moderno. Il riferimento ai grandi maestri e la possibilità di trovare nuove soluzioni creative, la rilettura e la rielaborazione del repertorio, le pieghe espressive delle formazioni maggiormente utilizzate (come, ad esempio, in questo caso il quartetto acustico formato da sassofono, pianoforte, contrabbasso e batteria) e la sintesi personale tra linguaggi diversi. E ancora, le combinazioni possibili tra lirismo e energia, tra virtuosismo e ispirazione, tra sentimento e dimensione intellettuale.
Le undici tracce presenti in “From What I Recall” offrono la solida e concreta risposta di Simona Premazzi e Kyle Nasser a tutto questo. Quattro brani firmati dalla pianista italiana e sei temi composti dal sassofonista (a questi si aggiunge poi l’introduzione a Stalking) disegnano in modo ampio la visione dei due musicisti e la conseguente applicazione alle necessità del quartetto: dal blues al post bop, dallo swing alle derive più attuali, Premazzi e Nasser intrecciano con energia e rigore i fili del loro discorso musicale per dare vita ad un’esplorazione coerente, costruita su un interplay serrato, trascinante e pensata per giocare con suggestioni ritmiche sempre interessanti, capace di mantenere la tensione nei brani più rilassati.
Un confronto maturo con la storia e con i suoi protagonisti e un approccio convinto e sicuro danno spessore al lavoro di Premazzi e Nasser: i brani composti dai due musicisti consentono al quartetto di mettere a fuoco sfaccettature di volta in volta diverse, di lasciare entrare spunti di vario genere e, soprattutto, di poterli trasformare secondo le intenzioni più personali, sia nella scrittura che nell’esposizione dei temi e nelle improvvisazioni. Maturità e convinzione diventano così le chiavi utili a Premazzi e Nasser per individuare una direzione propria, senza timori di sorta e senza dover rincorrere soluzioni pretestuose, a tutto vantaggio del significato e del senso musicale complessivo.
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