Federico Calcagno & The Dolphians – Face the Music

Federico Calcagno: clarinetto basso, soprano, piccolo, contra-alto
Gianluca Zanello: sax alto
Luca Ceribelli: sax tenore, sax soprano
Andrea Mellace: vibrafono
Stefano Zambon: contrabbasso
Stefano Grasso: batteria, percussioni

Ospiti Speciali:
Anais Drago: violino
Beatrice Sberna: voce
Francesca Remigi: batteria
Davide Sartori: voce (rap)

Da Vinci Jazz – 2025

Federico Calcagno, a sei anni di distanza da “From another place” torna ad incidere con il sestetto “The Dolphians”, che rimane invariato nell’organico di base, a cui si aggiungono, però, come nella prova precedente, ospiti più che titolati in alcune tracce. Mentre nel cd del 2019, a fare da spina dorsale erano le composizioni di Eric Dolphy, tratte dall’iconico “Out to Lunch”, riprese in maniera certamente personale, in questa nuova registrazione ci troviamo di fronte ad una serie di brani originali, a parte l’ultimo capitolo, Mandrake, firmata dal grande polistrumentista afro-americano e proveniente da “Iron man”.

La musica del cd assorbe e metabolizza tutta una serie di suggestioni, come, d’altro canto, vuole la cifra stilistica del giovane clarinettista milanese. Si distinguono, infatti, arie di sapore folk-balcanico, in alcune sequenze, in altre, la maggioranza, si respira il clima di un jazz libero, ma controllato, mai lasciato all’improvvisazione estemporanea tout court, cioè, che deve qualcosa a Dolphy, ma pure a Henry Threadgill e a Steve Lehman, influenze con il “pedigree” nobile, indubbiamente . Calcagno conosce bene, infatti, il jazz moderno e attuale, i suoi protagonisti, e la sua proposta si inserisce, a buon diritto, nel filone di una musica di ricerca, che tiene conto, però, di quanto hanno elaborato i maestri vicini, o dentro, l’avanguardia storica e contemporanea. Sia la parte scritta che quella improvvisata, inoltre, seguono il percorso pensato, a priori, dal musicista lombardo. Niente è lasciato al caso, si intende. Tutto marcia secondo copione, o secondo un canovaccio, tramite spunti e sviluppi concordati, insomma…

Punto di forza del gruppo sono le tre ance, capaci di uscire in assoli ben calibrati, facendo risaltare un eloquio nervoso, sciolto e scattante. Clarinetto e sassofoni, poi, a volte incrociano le loro sortite, dando luogo a intermezzi polifonici estremamente efficaci. Il vibrafono di Mellace, da parte sua, caratterizza la timbrica del sestetto, non solo, si impone pure per interventi architettonicamente definiti, tali da indirizzare in un ambito fra l’astratto e il tangibile, il discorso complessivo della formazione. Basso e batteria, ancora, realizzano un accompagnamento mobile, pieno di inventiva, operando di sponda, e diventando, così, protagonisti di un backlground ritmico elastico e assai funzionale. Anche gli ospiti si fanno valere eccome. In particolare si segnalano il contributo decisivo del violino di Anais Drago e la voce straniante di Beatrice Sberna, nei pezzi in cui sono ospiti, rivelando una consonanza perfetta con il resto della band.

Con “Face the Music”, infine, Federico Calcagno mette in mostra, ancora una volta, una notevole capacità ideativa, per un jazz al passo con i tempi, colto e molto intrigante. In più “The Dolphians” si conferma un gruppo valoroso e coerente, in linea con la visione lungimirante della musica, propria del talentuoso leader.


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