Alessandro Presti – Otosfera

Alessandro Presti: tromba, flicorno, musiche
Czech National Symphony Orchestra
Gaetano Randazzo: direttore
Nino Nobile: mandolino
Ruggiero Mascellino: fisarmonica
Federico Mordino: percussioni sud americane
Giuseppe Mazzamuto: percussioni sinfoniche

Maya Records – 2025

Otosfera è un’opera isolana sincretica e globale allo stesso tempo. Sintetizza millenni di cultura musicale siciliana e mediterranea in generale. C’è dentro il sentire di Alessandro Presti, il suo background bandistico, spina dorsale del mondo musicale siciliano, la musica classica e sinfonica, il novecento, il jazz, il folk e le vedute e i grandi spazi morriconiani. Il trombettista ha realizzato un’opera mondo, un qualcosa che va oltre la caratterizzazione geografica per essere fruibile a qualsiasi comprensione e cultura. D’altronde il mediterraneo è stato, e forse lo è ancora in tempi di recupero storico, la culla della cultura, e la Sicilia, con il suo essere un centro strategico di popoli e saperi, ha recitato un ruolo di primo piano in quel contesto. Presti si è spinto oltre, collegando quel mondo alle pulsioni classiche nord europee, a Mahler, a Beethoven, allo sperimentalismo novecentesco, senza dimenticare le visioni “paesaggistiche” di Aaron Copeland, Charles Ives e Samuel Barber. La loro forza è ripresa nella prorompente espressività degli archi, nella loro spazialità e allo stesso tempo intrinseca liricità. Questo è quello che si ascolta nel primo dei cinque momenti che compongono l’opera, pensata e scritta da Alessandro Presti e registrata a Praga, con la Czech National Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Gaetano Randazzo. In Otosfera, il trombettista si è soffermato sulla costruzione di immagini, di paesaggi, di una narrazione che non può escludere l’immaginazione e il sogno, l’oboe e la tromba, la poesia e la bellezza, passaggi obbligati della seconda parte dell’opera. Un sentore di religiosità invece pervade la terza parte, quella religiosità a metà strada tra il sentire popolare e il paganesimo che con il proseguo del brano, il vociare della tromba, la spinta degli archi, il rullare dei tamburi lascia immaginare un drammatico e felice happy ending filmico. Si perché l’intero disco è un film trasportato in musica, con le sue fasi, le alternanze di natura e umanità e i piccoli momenti di socialità arcana descritti dal suono di un mandolino che appartiene al passato e alla maestria di Nino Nobile. Come una quinta di un’ipotetica scenografia si staglia l’eco visionario di Morricone che Presti usa con particolare sensibilità e melodicità tutta mediterranea. Il finale del quarto “tempo” riporta l’ascoltatore all’estatica bellezza dei frame di un immaginato e alquanto reale Wong Kar Wai e a quella sua innata capacità di fondere musica e immagini, percussioni e ritmi umani. L’ultimo tempo in bianco nero di questo splendido film musicato o viceversa, Presti lo chiude attraverso il suono di una fisarmonica, legame tra la terra e le nuvole di una civiltà che guardava e sperava nel cielo, quel cielo che gli archi spingono sempre più in alto, tra il sogno e gli dei dell’Otosfera.


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